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Caldo a Milano? Sì, ma..

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Caldo a Milano. Si fa caldo. Da un paio di mesi quasi. E siamo alla fine di giugno. Abbiamo davanti quelli che, nella mia memoria di bambino, erano i mesi più torridi dell’anno.

Facciamo una premessa: ogni anno, un po’ per abitudine, un po’ per gioco, diciamo e leggiamo che “caldo come quest’anno non me lo ricordo“. Se poi però ci fermiamo un attimo a pensare, ci rendiamo conto che sì, ci sono stati anni tosti esattamente come quello che stiamo vivendo. Personalmente ricordo il 2002, il 2003 ed il 2015. Probabilmente questi ricordi sono anche condizionati da esperienze sul campo particolari: a titolo di esempio il mio 2015 con Expo fu davvero “caldissimo”.

Detto questo però è indubbio che la nostra città abbia ogni anno che passa, sempre più giorni da bollino rosso. Il caldo a Milano sembra che inizi ogni anno sempre un po’ prima.

Per carità: ci sono episodi nel corso degli anni che hanno dello stravagante in termini di temperatura a prescindere dal “cambiamento climatico”. Ricordo, eravamo ancora negli anni ’90, che nel mese di marzo ci furono delle giornate talmente calde che con i colleghi del servizio civile, nelle pausa prendavamo il sole nel cortile della scuola dove operavamo.

Caldo a Milano? Sì, ma..

Ma oggi, lo dico senza mezzi termini, mi pare che la situazione sia davvero un po’ oltre i limiti. Pensare che il caldo a Milano quello vero, quello che fa accendere i condizionatori a chi ce l’ha (a tal proposito: conosco sempre meno gente che non ha il condizionatore in casa, che sia fisso o portatile. Sì, è vero, conosco anche chi ce l’ha e non lo usa, ma è indubbio che negli ultimi anni il numero di chi accende il climatizzatore anche in casa sia aumentato a dismisura), inizi ogni anno sempre prima, è un problema. Serio. Che evidentemente non riguarda solo noi a Milano.

Che fare quindi con questo caldo a Milano? Abituarsi e sopportare è quello che faranno (faremo) in tanti. Per chi può la svolta data dal covid con lo smart working è certamente una soluzione: lavorare da un luogo più fresco, dotato non di aria condizionata ma di connessione internet, potrebbe essere una soluzione. Soluzione non al problema generale, ma a quello personale.

Ed allora penso che forse quello che tutti dovremmo sforzarci di fare, sia di provare per lo meno a far sì che chi verrà dopo di noi si trovi una città, ed un mondo, migliore rispetto a quello che stiamo vivendo noi. Non possiamo sempre pensare che i problemi di tutti vengano risolti solo dalle istituzioni.

Abbiamo la possibilità di fare piccole cose che danno una mano a tutti. Certo, interventi “dall’alto” sono fondamentali, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte.

E’ anche per questo motivo che abbiamo accolto con piacere la richiesta di Cambioclima.it di partecipare alla loro missione: dare piccoli suggerimenti per dare una mano alla città e quindi al pianeta.

Perchè siamo noi a dover far qualcosa. Ho sorriso leggendo la giusta ordinanza di pochi giorni fa del sindaco di Milano: tra le altre cose vieta di tenere aperte le porte degli esercizi commerciali quando l’aria è accesa. Onestamente: serviva un’ordinanza? La scusa che le porte aperte incentivano le persone ad entrare è un po’ debole. Anche perchè poi, l’energia consumata è di gran lunga superiore ed il periodo non è proprio il migliore per consumare più corrente. Voi terreste i finestrini abbassati con l’aria condizionata accesa in auto?

 

 

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