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Inconsapevole leggerezza del non sapere

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Posso immaginare che siate sommersi di articoli, giornali e da quanto so, a breve anche di libri, che trattano l’argomento. Mi perdonerete se anche io di tanto in tanto lego i racconti su Milano a quelli che ho vissuto personalmente quando tutto ha avuto inizio.

Già: tutto ha avuto inizio un anno in questo periodo. Scherzosamente in seguito dissi che ci sarebbe stato un “d.c.” dove il povero Cristo lascia lo spazio a Coronovarirus. Un dopo che stenta ad arrivare e le nostre vite sono ancora in balia di tante limitazioni.

Non so, non ricordo o non voglio ricordare quale giorno preciso fosse, ma so che non siamo molto distanti dall’anniversario. Era una mattina, presto. Come sempre la prima telefonata era quella: ci si sentiva per organizzare la giornata e capire cosa fare. Così fu anche un anno fa, ma prima di salutarci, dissi: “sai, con tutto sta roba che sta succedendo forse è meglio se oggi non ci vediamo. Non tanto per noi, quanto per i ragazzi.”

La risposta fu dello stesso tono: “Ci ho pensato anche io. Sì, credo sia meglio“. Non volendo essere disfattista e soprattutto avendo in corpo una dose di ottimismo che i seguenti mesi hanno prosciugato (ma non del tutto) aggiunsi che “al massimo ci vediamo dopodomani”.

Quel dopodomani è diventato leggermente più lungo: 5 mesi. A scriverlo mi fa ancora impressione: ha fatto in tempo a finire l’inverno, iniziare la primavera e praticamente lasciare quasi il posto all’estate. 5 mesi che hanno contribuito a cambiare tanto, tantissimo. Anche per me.

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