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Cosa vedo girando per Milano. Luglio 2021

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Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Ho aspettato quasi la fine del mese di luglio prima di giungere a conclusioni, assolutamente personali, sulla situazione a Milano in questa prima parte dell’estate 2021.

Il quadro che ne emerge, e ripeto per chiarezza che è un pensiero personale, non è di quelli che mi fanno saltare di gioia.

Partiamo da un dato semplice: il traffico. Tolti pochi momenti della giornata, mi pare di girare per Milano come nell’agosto del 1991. Giro in auto, elettrica, per tutto il centro, passo da città studi, fino a tornare in quel di San Siro. Il tempo di percorrenza è al di sotto della media a cui ero abituato.

Mezzi pubblici: anche qui salvo alcuni momenti, potrei sedermi quasi sempre. Fortunato io? Può essere, ma amici che usano i mezzi pubblici per andare al lavoro mi confermano la mancanza dei classici “pienoni”. Ah no, per inciso, non mi lamento. Noto e basta.

Ristoranti e locali: non li giro tutti i giorni, ma in quelle occasioni che ho avuto modo di passare da qualche parte, ho notato, soprattutto nei punti caldi della movida, un certo movimento. In alcuni casi mi è parso anche di vedere gente in attesa del proprio turno.

Arte e cultura: il vuoto cosmico. Non so i cinema, non ho avuto modo di controllare, ma da quanto leggo e vedo parrebbe che tutto quello che ha che fare con questi argomenti, non raccolga ancora il favore di chi è in città. Forse ha ragione un’amica che dice che “arte e cultura qui in Italia non sono ancora considerati un bene primario: ristorante sì, museo no”. Non riesco a darle torto.

Turisti: mi pare di vedere quelli della pubblicità, i “fai da te”. Sono quelli che definisco a costo zero: ostello, panino e tanta strada a piedi. Quelli che, per intenderci un colpo all’economia milanese non lo danno neanche per sbaglio.

E per finire, i milanesi. Dove sono? Mi giungono notizie che la Sardegna ne sta ospitando diversi. Così come altre località di mare. E montagna. D’altro canto con lo smart working, lavorare con i piedi nella sabbia può essere meglio che sotto il tavolo di casa.