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Ciao Kobe e grazie ancora

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Kobe Bryant moriva un anno fa. Il 2020 è stato un anno davvero micidiale. All’epoca dei fatti non parlavamo ancora così tanto di covid: era, a memoria, un’influenza che dall’altra parte del mondo dava un po’ di fastidio. Sappiamo come è andata a finire.

Ma quel 26 gennaio 2020, in tanti abbiamo pianto per la scomparsa di questo ragazzo, così unico e così speciale. E guardate bene, anche se ho giocato tanti anni a basket, non ne parlo perchè affascinato dalla maestria del giocatore (per intenderci: era un mostro, unico e insostituibile), ma perchè era davvero una brava persona.

Ma anche qui, mi direte, come posso affermare una cosa del genere non conoscendolo? Non avete tutti i torti: mai avuto il piacere di stringergli la mano. Ma le testimonianze che si leggono, non nei giornali di gossip, danno un’idea chiara di Kobe Bryant.

Dalla sua storia, che da ragazzo l’ha portato qui in Italia, al successo tornato negli States, ha lasciato un’eredità sportiva e, mi piace dirlo, soprattutto umana, pazzesca.

E’ a mio avviso, non l’unico ma certamente uno dei pochi modelli a cui giovani e non dovrebbero far riferimento. Avete giornali specializzati per confutare quanto scrivo ovviamente: per me vale tantissima un’intervista fatta in America davanti a giovani studenti nei quali racconta chi è e come ha affrontato il suo percorso. Lo considero un esempio.

Ed è anche per questo motivo che lo ricordo, con un po’ di commozione, dopo un anno dalla sua scomparsa. E per placare la fame di commenti in merito, perchè ne parlo qui su un sito che si occupa di Milano? Perchè Kobe Bryant era italiano ed in fondo anche un po’ milanese. Qui è venuto, qui ha messo le scarpe su di un parquet, qui ha dato modo di aiutare altri. E poi, giusto per la cronaca tifava Milan. Non saranno felici i tifosi neroazzurri, ma come sapete… di calcio ne capiamo poco.

Ciao Kobe!

Kobe Bryant a Milano - foto di basketcaffè.com
Kobe Bryant a Milano – foto di basketcaffè.com

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