Oggi la strada di cui vi parlo è corta, poco decine di metri, ad ovest di Milano, a pochi passi dallo Stadio di San Siro. La strada è intitolata Stanislao Cannizzaro. Ma chi era davvero quest’uomo nato a Palermo nel 1826 e morto a Roma nel 1910?
Cannizzaro non è stato solo un chimico geniale, ma anche un patriota, un professore, un riformatore dell’istruzione e persino un politico di rilievo nazionale. Il suo contributo ha segnato in profondità la storia della scienza italiana ed europea.
Fin da giovane, Stanislao Cannizzaro mostra una mente brillante e curiosa. Rimasto orfano di padre a soli dieci anni, si appassiona alla filosofia, alla matematica e, in particolare, alla fisiologia. È proprio questo interesse che lo porta a scoprire la chimica: disciplina che studia inizialmente da autodidatta, facendo esperimenti… in casa.
Stanislao Cannizzaro, chimico e non solo
La carriera scientifica di Stanislao Cannizzaro prende slancio nel 1845 quando, grazie a Raffaele Piria, entra nel laboratorio di chimica dell’Università di Pisa. Ma Cannizzaro non è solo un uomo di scienza. Appena due anni dopo, nel 1848, si ritrova al centro dei moti rivoluzionari in Sicilia. Viene eletto deputato, partecipa alla resistenza contro i Borbone e, dopo la caduta della rivoluzione, è costretto all’esilio.
A Parigi lavora con i migliori scienziati del tempo e, nel 1851, approda all’insegnamento. È ad Alessandria che, nel 1853, scopre la celebre reazione di Cannizzaro, un processo fondamentale nella chimica organica ancora oggi studiato in tutto il mondo.
Ma il suo capolavoro arriva nel 1858: Sunto di un corso di filosofia chimica. Un testo rivoluzionario. Con chiarezza esemplare, Cannizzaro spiega come calcolare i pesi atomici degli elementi partendo dalla legge di Avogadro. Questa intuizione diventa uno dei capisaldi della chimica moderna.
La sua autorevolezza è tale che, nel 1860, viene invitato al Congresso di carlsru: un evento che segna una svolta nella storia della chimica. Tra i presenti c’è anche un giovane russo: Dmitri Mendeleev (medeliv), che proprio da lì inizierà a sviluppare la tavola periodica degli elementi.
Stanislao Cannizzaro torna in Sicilia dopo l’arrivo di Garibaldi e dedica i suoi anni successivi all’insegnamento, prima a Palermo e poi a Roma. Qui fonda la Gazzetta Chimica Italiana, diventa senatore, vicepresidente del Senato, e si batte per l’educazione scientifica nel nuovo Stato italiano.
Nel 1891 riceve la prestigiosa Medaglia Cop ley, uno dei più alti riconoscimenti scientifici al mondo. E nel 1926, sedici anni dopo la sua morte, le sue spoglie vengono traslate nella chiesa di San Domenico a Palermo, il Pantheon dei siciliani illustri.
Oggi porta il suo nome un cratere sulla Luna, ma anche una regola fondamentale della chimica. E sì, anche qualche scuola in giro per l’Italia.
Ma dietro quel nome su una targa c’è molto, molto di più. C’è la storia di un uomo che ha saputo unire l’amore per la scienza con l’impegno civile. E che, da Palermo al Congresso di (carl sru) Karlsruhe, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del sapere.


