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Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Importante quanto discreto, ecco Palazzo Olivazzi. Angolo via Manzoni e via Bigli, un portone molto largo inserito quasi in una nicchia ed un paio di targhe.

Ben poca roba per un palazzo che ha visto il meglio di Milano dare il meglio di sè. Sembra un gioco di parole, ma è proprio quello che è successo al secondo piano di Palazzo Olivazzi.

E’ qui dal ‘600 per volontà della famiglia Olivazzi, ovviamente. Famiglia di origini piemontesi, di Alessandria per la precisione, concepisce un palazzo decorato in pieno barocco fiorito, cosa rarissima nella nostra città. Splendido doveva essere anche il giardino, una collezione di piante e fiori rari, com’era d’uso.

La proprietà passa ai Tanzi e poi ai Nava. Nel 1842 sono questi ultimi a ristrutturare tutto quanto, alzando il palazzo di un piano, ma senza completare i lavori. Nel 1850 qui prende residenza Clara Maffei con il compagno Tenca, ridando vita al salotto che aveva portato alle 5 giornate e che da qui piloterà in direzione dell’unità d’Italia.

Uno dei centri focali più importanti della politica risorgimentale. Al secondo piano di Palazzo Olivazzi, sia ben chiaro, s’è fatta la storia di tutti. Le volumetrie odierne le raggiunge infine nel 1907 quando i proprietari sono i Trivulzio, che ultimano i lavori iniziati dai Nava e forse procurando qualche mal di testa da cantiere ad un giovane ospite tedesco. Un giovanotto vivace che vive qui dal 1894,  particolarmente asino in matematica. Poco male. Si chiamava Albert Einstein.

Un genio con via Bigli nel cuore.

Palazzo Olivazzi - foto Giovanni dall'Orto
Palazzo Olivazzi – foto Giovanni dall’Orto

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