Palazzo dal Verme

Palazzo Dal Verme è una di quelle tracce lasciate dallo splendore rinascimentale della corte sforzesca, di quei modelli bramanteschi che in una città come Milano non ci si aspetterebbe di trovare.

Per grandi intenditori della città, una vera e propria chicca. Sconosciutissimo, appartato e forse anche un po’ spaesato ormai. L’abbiamo detto molte volte però, Milano è una città da scoprire, da esplorare e gustare un poco alla volta.

Stretto nella morsa della modernità, in mezzo a due palazzoni che non meritano rispetto, rivela la sua identità conservando le sue proporzioni. Due soli piani, piano terra, e piano nobile. Il portone ligneo originale si apre sul quattrocento milanese. Qui costruisce Luigi Dal Verme nella prima metà del ‘400 lasciando ai figli il compito di completare l’opera.

La famiglia Dal Verme è tra le più importanti del panorama milanese, in stretto rapporto con il Carmagnola con cui legano parentela sposandone la figlia. Dei fasti originali oggi possiamo ammirare solo il portico quadrato che cingeva il cortile principale. Le volte decorate ancora con gli affreschi originali, i profili elegantissimi in cotto tipici del rinascimento lombardo sottolineano i tondi, ancora presenti, con i ritratti d’epoca sforzesca.

Qui abitavano i Dal Verme ancora nella seconda metà dell’800 quando proprio di fronte al palazzo si accampava il Politeama Ciniselli, una sorta di teatro di strada, con spettacoli di vario genere ospitante anche compagnie itineranti. Insomma, una zona un tantino caotica e poco rassicurante. Francesco Dal Verme risolve la questione comprando il terreno cacciando così i girovaghi. Vista però la vocazione teatrale del terreno stesso, decide di costruirci un teatro vero e proprio: spettacoli si, ma almeno di un certo spessore.

E’ la nascita del Teatro Dal Verme, proprio di fronte al palazzo rinascimentale dei suoi finanziatori a cui è dedicata qui la nostra attenzione, uno scrigno di cui si è avuto poco rispetto purtroppo. Sano fino al maledetto 1943, viene colpito in pieno. Si salva solo il portico. La facciata viene ricostruita in forme ottocentesche, mentre tutt’intorno si consuma la speculazione. Questo tesoro viene inserito in una lottizzazione senza criterio, alzando palazzine a ridosso dei colonnati e relegando questa perla a banale cortile di passaggio, strozzato, sminuito.

Il confronto con il passato fa troppa paura?

Via Puccini


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