La Ca’ Granda di Milano, conosciuta oggi come sede dell’Università degli Studi, è uno dei capolavori assoluti del Rinascimento lombardo. Voluta da Francesco Sforza nel 1456 come grande ospedale pubblico per i poveri, è un edificio che racconta cinque secoli di storia, dall’assistenza sanitaria all’istruzione universitaria.
Le origini: Francesco Sforza e il Filarete
Il 12 aprile 1456 fu posato il primo mattone della Ca’ Granda. L’opera nacque dalla volontà del duca Francesco Sforza, appena insediato al potere, di lasciare un segno concreto di pubblica utilità donando a Milano un ospedale moderno e accessibile.
Il progetto fu affidato all’architetto fiorentino Antonio Averlino, detto il Filarete, su consiglio di Cosimo de’ Medici. Il modello era l’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, ma l’edificio venne adattato al gusto lombardo, con splendide decorazioni in cotto che ancora oggi ne caratterizzano la facciata.
I lavori interrotti e ripresi nei secoli
Dopo la caduta degli Sforza nel 1499 i lavori si fermarono. Solo nel Seicento ripresero, con il completamento del corpo centrale a cura di architetti come Francesco Maria Richini e Francesco Crespi.
All’interno fu realizzata anche una cappella, impreziosita da una pala del Cerano. I finanziamenti arrivavano in gran parte dai lasciti dei cittadini milanesi, confermando una lunga tradizione di mecenatismo civico. L’opera venne completata solo nel 1805.
La funzione ospedaliera
Per secoli la Ca’ Granda fu il principale ospedale pubblico di Milano, operativo fino al 1939, quando le attività furono trasferite al nuovo Ospedale Niguarda.
Durante i bombardamenti del 1943 l’edificio subì gravi danni, ma venne successivamente restaurato, salvaguardando la sua struttura rinascimentale.
La Ca’ Granda oggi: sede dell’Università Statale
Oggi la Ca’ Granda ospita l’Università degli Studi di Milano, che dal dopoguerra ha trovato qui la sua sede principale.
Il complesso architettonico, con i suoi chiostri rinascimentali, rappresenta ancora uno dei luoghi più affascinanti della città, unendo la memoria dell’assistenza sanitaria con la missione educativa e culturale della Milano contemporanea.
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