C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui l’aperitivo aveva una sua solennità. Arrivava dopo il lavoro, possibilmente al tramonto, con uno spritz in mano, due patatine tristi nel piattino e quella frase meravigliosa che giustificava tutto: “Dai, solo uno”.
Poi sono arrivati loro. I giovani. Quelli che, a quanto pare, l’aperitivo lo fanno al mattino, vanno a ballare quando noi stiamo ancora cercando di capire da che parte scendere dal letto e magari la colazione la fanno alla sera, perché ormai anche il cappuccino ha deciso di vivere una seconda giovinezza.
Sembra una battuta, ma non lo è del tutto. Negli ultimi mesi si parla sempre più spesso di soft clubbing, coffee rave, feste diurne, eventi musicali in caffetterie, panetterie, spazi insoliti. In pratica: si balla, sì. Ma al posto del gin tonic ci sono caffè, brioche, matcha, succhi, mocktail e altre bevande dai nomi che noi pronunciamo con la stessa sicurezza con cui un turista americano dice “risi e bisi”.
La cosa più interessante, però, non è solo l’orario. È il cambio di mentalità.
Da quello che raccontano molti locali, e da quello che si legge sempre più spesso, i ragazzi bevono meno. Non necessariamente sono tutti astemi, non trasformiamoli subito in monaci certosini con le sneakers, ma sembrano più attenti. Meno sbronza come rito di passaggio, meno “ho perso il controllo quindi mi sono divertito”, più cura del corpo, del sonno, dell’immagine, della salute mentale.
E qui, diciamolo, un applauso ci sta.
Perché noi siamo cresciuti con un’idea abbastanza muscolare del divertimento: fare tardi, bere, esagerare, raccontarlo il giorno dopo come se fosse una medaglia. Loro, invece, sembrano chiedersi: “Ma devo proprio rovinarmi la domenica per dimostrare che sabato sera sono uscito?”.
Domanda fastidiosa. Soprattutto perché ha senso.
C’entra anche il portafoglio, ovviamente. Una serata oggi può costare come una piccola rata del mutuo: ingresso, drink, taxi, cena, secondo drink “perché ormai siamo qui”, terzo drink “perché non ci vediamo mai”, e alla fine ti ritrovi a pagare con la stessa espressione di chi ha appena finanziato una spedizione archeologica.
Un evento al mattino, magari con musica e cappuccino, costa meno, finisce prima e permette perfino di ricordarsi con chi si è parlato. Rivoluzionario.
Ma attenzione: non significa che i giovani non vogliano più divertirsi. Sarebbe la solita frase da adulti nostalgici, quelli che iniziano i discorsi con “ai miei tempi” e li finiscono sempre peggio. I giovani escono, ballano, si incontrano, cercano esperienze. Solo che lo fanno con codici diversi.
Per loro il divertimento non deve per forza passare dall’eccesso. Può essere estetico, condivisibile, sano, fotografabile, magari anche un po’ performativo, certo. Perché se non hai postato il cappuccino accanto alla console del dj, il dj ha suonato davvero?
Milano, naturalmente, è il terreno perfetto per tutto questo. Una città dove tutto diventa format, contenuto, esperienza, tendenza. Prima ancora di capire se una cosa ci piace, qualcuno ha già creato il logo, il reel, la lista d’attesa e la versione premium.
E allora eccoli: brunch musicali, colazioni danzanti, eventi all’alba, aperitivi analcolici, serate dove il vero lusso non è bere di più, ma svegliarsi il giorno dopo senza sembrare reduci da una battaglia medievale.
Fa sorridere, certo. Ma racconta qualcosa di serio.
Racconta una generazione che forse ha meno voglia di perdere il controllo. Che ha visto gli adulti correre, stressarsi, bere “per staccare”, vivere sempre con l’alibi della stanchezza. E magari ha deciso che no, il divertimento può essere anche altro.
Poi non idealizziamoli troppo. Anche loro hanno le loro contraddizioni, le loro mode, le loro ansie, i loro eccessi. Solo che invece di ordinare il quarto amaro, magari ordinano un latte vegetale con ghiaccio e nome impronunciabile. Ognuno ha le sue fragilità.
Resta però una domanda: e se questa volta avessero ragione loro?
Se ballare al mattino, bere meno, dormire di più e divertirsi senza doversi necessariamente distruggere non fosse la fine della festa, ma semplicemente l’inizio di una festa diversa?
Noi possiamo anche prenderli in giro.
Però intanto loro alle undici del mattino hanno già ballato, fatto colazione, socializzato e magari sono pure andati in palestra.
Noi, alla stessa ora, stiamo ancora cercando gli occhiali.
Che abbiamo in testa.


