venerdì,6 Marzo,2026
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La sindrome da TripAdvisor (e il piacere di lamentarsi)

Ultimamente sto notando una crescita esponenziale di persone che si lamentano di tutto. Non gli va mai bene niente. Qualsiasi cosa si mostri o si scriva, hanno sempre da dare contro.
A prescindere.

Se scrivi che è bianco, per loro o è nero, o è colpa di qualcuno che lo vuole bianco. Se pubblichi un tramonto, nella migliore delle ipotesi è “pieno di scie chimiche”; altrimenti, quello che hanno visto loro — chissà dove e chissà quando — era “molto meglio”. Se chiedi un parere su un evento, è sicuramente stato “una merda”, anche se non ci sono mai stati. Ma certo, ci sarà andato il cugino, e lui sì che può confermare.

C’è un fenomeno sociologico che mi affascina e, allo stesso tempo, mi fa venire l’orticaria: la sindrome da TripAdvisor.
Quella pulsione irrefrenabile per cui la gente sembra vivere un’unica missione: mangiare male, dormire peggio, avere disavventure di ogni genere… solo per poter scrivere un commento distruttivo.

È come se la vita fosse una lunga attesa del momento in cui, finalmente, poter sfoderare il dito sulla tastiera e vomitare un “Ve lo sconsiglio vivamente” condito di indignazione morale.
E guai a trovarsi bene! Quella sì che sarebbe una sfortuna: niente lamentele, niente sfogo pubblico, niente gloria social. Perché mai sprecare un commento per dire “ho mangiato bene e ho dormito divinamente”? Che noia, vero?

La dinamica è sempre la stessa: silenzio assoluto quando le cose vanno bene, pioggia di veleno al primo microscopico inconveniente. Ho letto recensioni da antologia: una persona ha dato una stella a un ristorante perché, dopo cena, tornando a casa, ha trovato il passaggio a livello chiuso e ha dovuto aspettare 30 minuti. Cioè… seriamente? Il ristoratore cosa avrebbe dovuto fare? Costruire un ponte aereo?

Il problema non è la critica in sé — che può anche essere legittima — ma la smania. La goduria quasi erotica di poter raccontare che si è stati trattati male, che il piatto era tiepido, che il cuscino era troppo morbido, che il mare era troppo… bagnato.
Sembra che la felicità di molti sia direttamente proporzionale alla possibilità di rovinare la giornata a qualcun altro.

Cari professionisti del malcontento, sappiate che la vostra non è onestà: è un vizio. È la dieta a base di livore che vi tiene in forma.
E perdonatemi se ve lo dico, ma dopo aver letto l’ennesima epopea del “sono rimasto bloccato al passaggio a livello” recensita come fosse una tragedia greca… torno ad ignorarvi come ho fatto negli ultimi anni. 

Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
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