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Parlare di Milano: ma che bello!

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E’ sempre bello per me parlare di Milano. Che sia qui per iscritto o in qualche aula o in mezzo alla gente, la storia della nostra città non mi stanca mai.

Potete quindi immaginare come abbia accolto l’arrivo del messaggio: “Hai voglia di accompagnarci al Castello?“. Chi me lo ha mandato è un caro amico che non avendo ancora visto la Pietà Rondanini, voleva cogliere l’occasione anche per rivedere un po’ il nostro Castello Sforzesco.

Ho ovviamente risposto affermativamente e ieri pomeriggio, insieme ad un terzo amico, ci siamo ritrovati davanti alla fontana per iniziare questo percorso tra Sforza, Leonardo ed ovviamente Michelangelo.

Non voglio qui parlarvi però di quello che abbiamo visto: trovate decine di pagine sul sito in cui entro nel merito del Castello, ma vorrei soffermarmi sulla sensazione che si prova a visitare quelle sale, quei cortili.

E’ indubbio che quanto sento io, possa non essere condiviso: so, perchè mi è stato detto e ripetuto più volte, che la mia è quasi certamente una sorta di malattia. Non saprei dirvi quante volte sono entrato nel Castello, impossibile tenere il conto, ma ogni volta, ieri compreso, entrando dal portone principale, mi viene la pelle d’oca.

E’ un po’ come, lo leggevo tempo fa, l’effetto che a molti fa la musica: a me basta vedere qualche cosa che riporti a quegli anni e provo quella sensazione di pace, serenità. E’ come se entrassi a casa.

E girare per i cortili, raccontando ai miei amici, quello che incontravamo, cercando di spiegare loro non solo l’aspetto storico, ma anche quello che quel posto rappresenta per noi oggi, nel 2019, prende una piega completamente diversa. La mia sensazione in quegli attimi è quella di essere al Castello ai tempo de Il Moro. Riesco, con una facilità imbarazzante, che a volte mi coglie quasi alla sprovvista,  a vedere le persone del XV secolo lì, attorno a noi che vivono la loro quotidianità. E certamente arrivare nelle sale e vedere l’ologramma di Leonardo che spiega i suoi lavori, non ha aiutato questa mia pazzia.

E, lasciatemelo dire, entrare nel museo raccontando i vari “pezzi” di quella Milano che non c’è più, facendo toccare con mano quegli antichi portali ai miei amici increduli di fronte a tanta bellezza, davvero non ha prezzo. E vedere nei loro volti quell’espressione compiaciuta, di aver scoperto o ricordato un pezzo di storia della nostra, della loro città, è impagabile. Avere la sensazione di essere riuscito a trasferire una pezzetto di quell’entusiasmo che ogni volta porto con me, è una delle cose che in tutti questi anni, mi ha sempre gratificato maggiormente.

Terminato il giro ognuno è tornato alle proprie faccende ed anche io, seppur a malincuore, sono dovuto tornare al presente, abbandonando le atmosfere sforzesche. E dopo un pomeriggio così, particolare sicuramente per tutti e tre, ricevere due messaggi dai miei  amici con scritto “Giro bellissimo, grazie” è il regalo più bello che avrei potuto ricevere.

Andrea, Dante: grazie a voi!

 

 

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