Vi stiamo parlando spesso di Leonardo da Vinci nelle ultime settimane, ma un motivo c’è. Nel 2019 Milano gli renderà una serie di omaggi poiché il 2 maggio ricorre il cinquecentesimo anniversario della sua morte.

Ma il nostro caro Leonardo, oggi che uomo sarebbe? Per quanto i suoi studi e le sue invenzioni fossero futuriste, il mondo odierno è davvero qualcosa che nemmeno lui era riuscito ad immaginare. L’uomo nello spazio, aerei per tutti e quelli da guerra, il suo treno non era certo veloce come quelli cinesi o il nostro Frecciarossa.

Mac o pc per Leonardo?
Mac o pc per Leonardo?

E abbassando il livello del mio pensiero mi chiedo se oggi lui fosse qui, sarebbe stato fan di Steve Jobs o di Bill Gates? Insomma Apple o Windows? Le sue vesti sarebbero sartoriali o da Oviesse? Cosa mangerebbe Leonardo? La storia dell’essere vegetariano sarà poi stata vera o davanti a polenta e brasato non saprebbe dire di no? Perchè magari nel 1500 a Milano non è che si mangiasse poi così bene…

Oggi avrebbe Cracco a viziarlo, Peck dove comprare eccellenze e Eataly dove poter fare la spesa “grossa”. Perchè un po’ viziato io me o immagino. E magari non userebbe nemmeno tutta la tecnologia che abbiamo. Magari lui la spesa andrebbe appunto a farsela da solo invece che ordinarla su internet.

Leonardo, catapultato in questo mondo talmente moderno e veloce, forse vorrebbe scappare via e sceglierebbe di passare due mesi a camminare lungo il cammino di Santiago de Compostela o lungo la Via Francigena, per ritrovare un po’ tempo per pensare. Perchè quello che oggi ci manca più di ogni altra cosa è il tempo. Ma non quello per riuscire a fare le cose che ci piacciono. Ci manca di avere del tempo vuoto, del tempo in cui ascoltare il silenzio e non avere i pensieri continuamente interrotti dal bip di un messaggio o da una notifica dai social.

Se tornasse il Maestro, gli regalerei un paio di scarpe comode e lo porterei a camminare per Milano la domenica mattina presto, quando le finestre hanno ancora gli occhi chiusi e gli farei vedere com’è cambiata, gli farei vedere quel che ancora c’è delle sue opere, la sua conca, la sua vigna, il refettorio con la sua Ultima Cena (e mi farei spiegare perchè non ha scelto di farla in un altro modo). Una salto al Castello, due passi al parco un giretto per Brera. E poi lo porterei a fare colazione.

Ovviamente da Starbucks, per spiegargli che oggi abbiamo bisogno che tutto sia grande, che ci piace poter scegliere tra tanti tipi di caffè, perchè ci siamo annoiati di averne un tipo solo. Che il bar sotto casa è banale, perchè noi abbiamo bisogno di vivere esperienze! Che anche bere un semplice caffè deve diventare un’impresa da raccontare. E in un attimo ci ritroveremmo in coda insieme ad altre duecento persone per fare colazione.

E a trenta metri da noi, un sacco di bar semi vuoti, a disposizione…


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