C’è un grande dipinto nella Pinacoteca di Brera che non smette di incuriosire studiosi e appassionati: la Pala Sforzesca, datata tra il 1494 e il 1495. Un’opera sontuosa, solenne, in cui la Madonna col Bambino è affiancata da santi, mentre sul registro inferiore appaiono inginocchiati Ludovico il Moro, sua moglie Beatrice d’Este, e due fanciulli, probabilmente i figli della coppia. Un potente manifesto dinastico e spirituale, ma anche la chiave d’accesso a un enigma artistico ancora aperto.
Chi l’ha dipinta? Nessuna firma, nessun contratto, nessun nome certo. Ecco perché, come spesso accade in questi casi, l’autore ha assunto un’identità convenzionale: il Maestro della Pala Sforzesca.
Un nome per chi non ha nome
Il nome è solo un’etichetta critica: serve a identificare un gruppo coerente di opere attribuite a un’unica mano. La più famosa, naturalmente, è la pala oggi a Brera, proveniente dalla chiesa milanese di Sant’Ambrogio ad Nemus. Ma altri pannelli — come un “San Paolo” oggi alla National Gallery di Londra — vengono accostati allo stesso pittore, attivo a Milano tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento.
La sua pittura mescola elementi della scuola lombarda di Vincenzo Foppa con i nuovi stimoli leonardeschi. Alcuni dettagli — come la resa delle mani, i volti affilati, l’eleganza geometrica delle composizioni — sembrano guardare con ammirazione all’opera di Leonardo da Vinci, già attivo a Milano al tempo della realizzazione della pala.
Le ipotesi: da Ambrogio da Predis a un “certo” Mirofoli
Nel corso degli anni, vari studiosi hanno cercato di dare un nome e un volto a questo artista. Tra le attribuzioni più note troviamo:
Ambrogio de Predis, pittore legato a Leonardo e autore di celebri ritratti di corte;
Antonio da Monza, specializzato in miniature e pale di struttura simile;
Francesco Napoletano, artista raffinato che operò proprio nella cerchia sforzesca;
Bernardino dei Conti, ritrattista dal tocco elegante, spesso attivo per la nobiltà milanese.
Tutte queste ipotesi, però, restano speculative. Nessuna è stata accettata in modo definitivo.
L’ipotesi di Cairati: un nome nuovo per un maestro dimenticato?
Tra le teorie più recenti e suggestive c’è quella avanzata dallo storico Carlo Cairati, che ha proposto un’identificazione nuova: Giovanni Angelo Mirofoli da Seregno.
Secondo Cairati, questo pittore, attivo tra gli anni ’70 del Quattrocento e i primi del Cinquecento, potrebbe essere proprio il misterioso autore della Pala Sforzesca. I documenti d’archivio lo collocano in contesti vicini alla corte sforzesca e in contatto con altri grandi nomi dell’epoca. Inoltre, alcune opere a lui attribuite mostrano sorprendenti affinità stilistiche con quelle del Maestro della pala.
Una pista affascinante, ma ancora tutta da esplorare.
Un artista cortigiano?
Chiunque fosse, il Maestro della Pala Sforzesca fu certamente vicino alla corte di Ludovico il Moro. La composizione della pala, la scelta dei personaggi raffigurati, la qualità del disegno e della doratura, fanno pensare a un autore pienamente inserito nei giochi di potere visivo del tempo.
Non è un artista “sperimentale” alla Leonardo, ma piuttosto un professionista solido, raffinato, attento al gusto dei suoi committenti. Eppure, dietro la patina ufficiale, si intravede un’intelligenza compositiva che merita oggi di essere riscoperta.
Un enigma che continua ad affascinare
A distanza di oltre cinque secoli, il Maestro della Pala Sforzesca resta uno dei grandi enigmi dell’arte rinascimentale lombarda. Un artista senza nome, ma non senza volto. Le sue opere raccontano una Milano colta, elegante, sospesa tra devozione e propaganda, tra arte e politica.
Forse non sapremo mai con certezza chi fosse. Ma proprio per questo, il suo mistero continua a esercitare fascino e curiosità. E ogni pennellata, ogni sguardo dipinto, sembra dirci che la vera identità di un artista a volte conta meno del suo sguardo sul mondo.


