Vigorelli

Un tempio. A volerlo è un ex velocista, Giuseppe Vigorelli e assessore nella giunta Mangiagalli.

Viene inaugurato il 28 ottobre del 1935 sostituendo il Velodromo Sempione, ormai vecchio e diventa immediatamente il “magico”. La magia risiedeva nella pista, 397 metri rivestiti con pino di Svezia incredibilmente scorrevole, tanto che nel giro di tre giorni arriva subito il primo record dell’ora, stabilito da Giuseppe Olmo.

Il prestigio sale velocemente e qui si festeggiano i vincitori del Giro di Lombardia e del Giro d’Italia, si ospitano i campionati del mondo nel 1939 e persino un’officina famosissima, la Masi, che aveva sede proprio sotto una delle gradinate. La firma più prestigiosa del ciclismo non poteva certo mancare e il grande Fausto Coppi la pone nel 1942 con un nuovo record dell’ora.

La guerra distrugge il teatro di tanti trionfi su due ruote, ma prontamente ricostruito, torna ad essere il cuore del ciclismo italiano. Record su record scandiscono gli anni cinquanta, mentre il decennio successivo vede ospitare l’unica data in Italia dei Beatles. Un doppio concerto il 24 giugno, non trasmesso dalla RAI con la consueta lungimiranza, poiché di questi Beatles nel giro di qualche mese nessuno se ne sarebbe più ricordato.

Leggendario anche il concerto dei Led Zeppelin del 1971, geni sul palco, meno geni sul prato. In pochi minuti il concerto è sospeso ed il Vigorelli demolito dai fans in delirio autogestito. Seguirono Frank Zappa, Santana, Muddy Waters, Clash, Dire Straits, Ramones e James Brown, trasformandosi anche in un tempio della musica. Chiuso nel ’75, riapre nel 1984, giusto poco prima di esser danneggiato dalla grande nevicata, trascinandosi fino alla chiusura 1988.

Riaperture, restauri chiusure si inseguono fino al 2001, anno dell’ultima gara ciclistica. L’anno precedente il Comune decide di intitolare l’impianto ad Antonio Maspes, cognome che affianca oggi quello di Vigorelli. Oggi è la casa del football americano di marca milanese, in attesa di fantasmagoriche ristrutturazioni.


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