Lainate. Quando viene nominata la si associa spesso alla meravigliosa Villa Litta, di cui abbiamo parlato non molto tempo fa.

 

Lainate si trova a nord ovest di Milano. Andiamo a scoprire la sua storia di cui non si hanno tracce se non a partire dal IX secolo quando, in una pergamena, viene citata riguardo a una divisione di beni. Risulta che i Borromeo diventarono feudatari del territorio lainatese e che, alla fine del Cinquecento, in seguito al Concilio di Trento, le informazioni riguardo la popolazione diventarono più dettagliate grazie agli aggiornamenti dei registri.

Lainate partecipò ai moti del Risorgimento italiano e alle Cinque Giornate di Milano. Nel 1859 accolse Vittorio Emanuele II e Napoleone III dopo la vittoria della Battaglia di Magenta. A quell’epoca praticamente tutto il territorio lainatese era di proprietà del Duca Antonio Litta. Alla sua morte tutti i beni vennero messi all’asta e buona parte degli averi vennero acquistati da Ignazio Weil Weiss che diventerà sindaco del paese. Durante i due conflitti mondiali Lainate subì gravissime perdite, in particolar modo durante la Seconda Guerra Mondiale.

Addentriamoci ora tra le strade della città. Vogliamo scoprire cosa c’è da vedere oltre a Villa Litta e il Ninfeo che, indiscutibilmente, sono gli edifici più rappresentativi del comune. Troviamo il Santuario della Madonna delle Grazie del XVII secolo che custodisce diversi dipinti del ‘600 e del ‘700. All’interno, nella cappella di destra, si trova la tomba di Gian Luigi Visconti risalente al 1685. In quella di sinistra è collocato un altare del ‘700 voluto dal conte Giulio Visconti Borromeo Arese per deporvi le reliquie di San Clemente. Vi è poi l’altare maggiore, di epoca seicentesca, e diverse opere di epoca più recente.

Lainate: qui nasce la gomma del ponte

Proseguendo la nostra perlustrazione troviamo la chiesetta di Sant’Andrea nella frazione Grancia dove si trova una pala decorata con una Vergine col bambino e i santi Francesco d’Assisi ed Andrea.

Tornando sui nostri passi non possiamo fare a meno di entrare un’altra volta a Villa Litta. Che ci possiamo fare, siamo calamitati da ciò che è bello.

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