Palazzo Serbelloni

Contessa Serbelloni Mazzanti vien dal Mare…. no, nulla a che vedere con la contessa dei film del mitico Fantozzi.

C’era una volta Corso Venezia, una stradella di campagna, sterrata, prolungamento naturale della romana porta Argentea e della comunale Porta Orientale fino all’attuale porta Venezia.

Una campagna fatta di campi coltivati, orti, rogge ed il monastero di San Dionigi. Qualche botteguccia qui e là, nulla di più. Non dev’esser stato un bel vedere per l’arciduca austriaco poverino, costretto a passar di qui diretto a Monza o verso la casa madre. Il passaggio della famiglia imperiale meritava certo più rispetto e lusso. Ecco come nasce una vasta operazione immobiliare, ed ecco come nasce corso  Venezia.

La nobiltà, la mondanità che fin’ora erano di casa a Porta Romana, cambiano sestiere scavalcando il naviglio. Qui iniziano a sorgere i nuovi palazzi del meglio milanese. A far da scenografia alle parate arciducali, apre le danze Palazzo Serbelloni. Ci mette mano il Cantoni ed il palazzo è concluso nel 1793 in un bellissimo neoclassico, il modo migliore per inaugurare la nuova fase edilizia cita comunque l’orgoglio milanese, raffigurato al centro del timpano nella battaglia contro il Barbarossa.

Gli interni lussuosissimi richiamano i migliori frequentatori dei salotti come Pietro Verri, il Parini o Frisi che ne fanno un cenacolo centrale della cultura milanese, prima che diventi poi conosciuto più per le feste ed i gran balli. E’ proprio il lusso ad attirare qui Napoleone che lo sceglie come residenza seguito poi da Metternich.

La storia va avanti, cambiano i nomi ma non le abitudini, così che sotto gli stucchi e gli affreschi del palazzo si accomodano Vittorio Emanuele II e Napoleone III pronti a festeggiare il fresco successo di Magenta.

Colpito nel ’43, abbiamo perso il grandioso scalone e quel salone da ballo tanto famoso nella Milano in bianco e nero. Certo è che i saloni napoleonici sono decisamente sufficienti per rifarsi gli occhi.


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