HomePalazzi di MilanoPalazzo del Senato: il palazzo milanese che ha cambiato nome quattro volte

Palazzo del Senato: il palazzo milanese che ha cambiato nome quattro volte

Palazzo del Senato: in via Senato 10 c'è un pezzo di storia milanese che quasi nessuno ferma a leggere.

Lasciata via Sant’Andrea, lo si incontra nella via omonima — uno di quei luoghi che risponde perfettamente alla domanda: cosa vedere a Milano?

Eppure quasi nessuno si ferma. La facciata concava — dettaglio architettonico rarissimo, soluzione originale che Francesco Maria Richini inventò per nascondere un problema di allineamento con la strada — si lascia scivolare addosso senza essere davvero guardata. Peccato. Perché dentro c’è una storia che attraversa quattordici secoli.

Le origini: Carlo Borromeo e i preti svizzeri

Tutto comincia nel 1579, quando l’arcivescovo Carlo Borromeo fondò il Collegio Elvetico con uno scopo preciso: formare il clero secolare svizzero, quello impegnato nelle pievi della diocesi milanese nei cantoni dove la Riforma protestante si stava diffondendo. Un avamposto della Controriforma, in altre parole, costruito in forma di palazzo.

Dopo una sede provvisoria, il Collegio si trasferì nel 1583 in un ex monastero di suore umiliate in Porta Nuova. Ma la costruzione vera e propria del palazzo che vediamo oggi iniziò solo nel 1608 — durante il periodo cardinalizio di Federico Borromeo, cugino di Carlo.

I cortili che fecero impazzire i contemporanei

I lavori furono lunghi e complessi. Dal 1613 fu l’architetto Fabio Mangone a dirigere il cantiere — a lui si deve la definizione del partito architettonico dei cortili, con portico a colonne doriche sormontato da loggia a colonne ioniche. Una soluzione che entusiasmò i contemporanei.

Carlo Bianconi nella sua Nuova Guida di Milano del 1787 scrisse che era “una delle più belle, e corrette Fabbriche, rispetto all’interno, che vanti l’Italia” e che passeggiando sotto i portici si sarebbe potuto immaginare di essere “in Atene ai felici tempi di Pericle, o in Roma a quelli d’Augusto.” Un elogio che vale ancora oggi.

Mangone morì di peste nel 1629 senza vedere completata la facciata. L’incarico passò a Francesco Maria Richini, nominato dal cardinale Federico Borromeo architetto delle fabbriche ecclesiastiche. Richini si trovò davanti un problema non da poco: se la facciata fosse stata allineata ai cortili interni, non sarebbe stata parallela al Naviglio. La soluzione fu geniale — una facciata concava, priva di ordini architettonici, che nasconde elegantemente il disallineamento. Un trucco architettonico che ancora oggi sorprende chi lo nota.

Quattro secoli di inquilini illustri

La storia degli occupanti del palazzo è in sé un riassunto della storia di Milano.

Dopo la soppressione del Collegio Elvetico nel 1786, l’edificio divenne sede del Consiglio Governativo austriaco. Con Napoleone ospitò prima il Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina, poi il Ministero della Guerra, infine — dal 1809 al 1814 — il Senato del Regno d’Italia napoleonico. È da questa istituzione, durata appena cinque anni, che il palazzo prese il nome con cui lo conosciamo ancora oggi.

Un primato nascosto: la prima buca delle lettere di Milano

C’è un dettaglio che quasi nessuno conosce e che rende questo palazzo ancora più unico. Durante l’età napoleonica, quando il Palazzo del Senato era sede del Gran Consiglio e poi del Ministero della Guerra, qui venne installata la prima buca delle lettere di Milano.

Una cassetta anonima, probabilmente ignorata dai più, che segnò l’inizio del servizio postale pubblico nella città. Prima di allora, spedire una lettera a Milano significava affidarsi a corrieri privati o a pochi uffici gestiti da intermediari.

Un palazzo che ha ospitato preti svizzeri, governatori austriaci, il Senato napoleonico e l’Archivio di Stato. E nel mezzo, quasi per caso, anche il primo angolo dove i milanesi impararono a imbucare una lettera.

Dopo la Restaurazione arrivarono la Cancelleria austriaca, la Contabilità di Stato, l’Accademia scientifico-letteraria. E nel mezzo, per un periodo, anche il futuro Politecnico di Milano.

L’Archivio di Stato: 50 chilometri di storia

Dal 1886 il Palazzo del Senato è la sede definitiva dell’Archivio di Stato di Milano — uno dei più importanti d’Italia. Dentro, su quasi 50 chilometri lineari di scaffalature, sono conservati documenti che risalgono al 721 dopo Cristo e i carteggi dell’epoca sforzesca.

I bombardamenti dell’agosto 1943 causarono danni ingenti — sia alla struttura che alla documentazione conservata. Il criterio seguito nella ricostruzione fu chiaro: salvare la facciata e i cortili a ogni costo, ricostruire i corpi di fabbrica retrostanti secondo criteri utilitari. I cortili che Carlo Bianconi aveva paragonato ad Atene vennero preservati. Il resto poteva aspettare.

Come visitarlo

L’Archivio di Stato è visitabile per consultazione archivistica su prenotazione. Per chi passa semplicemente in via Senato, vale la pena almeno affacciarsi al portale e, se aperto, sbirciare il primo cortile — uno degli spazi più eleganti e meno frequentati del centro storico di Milano.

📍 Via Senato 10, Milano
🚇 Metro San Babila (M1) — 5 minuti a piedi
🚇 Metro Palestro (M1) — 5 minuti a piedi

 

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Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
A tal proposito
Leonardo. Tutti i dipinti. 40th Ed. Ediz. italiana

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