A Milano si corre sempre.
Anche ad agosto, se resti in città.
Non importa che fuori ci siano 38 gradi e che le strade sembrino il set di un film post-apocalittico: il milanese medio non rallenta mai. Cammina veloce, sorpassa in marciapiede come se fosse in pista, e ti guarda storto se osi fermarti un secondo a… respirare.
Una volta, per regolare questa frenesia, c’erano gli orologi pubblici.
Ne trovavi ovunque: sulle facciate delle chiese, nelle piazze, alle fermate del tram. Alcuni, con quelle lancette eleganti, erano quasi opere d’arte. Oggi? Sono diventati specie in via d’estinzione. E quelli sopravvissuti, tipo quello del Passaggio Duomo, più che dare l’ora ti ricordano che il tempo scorre… e che forse dovresti correre di più.
La verità è che non li guarda quasi più nessuno. L’ora la controlliamo sul telefono. Tanto lo abbiamo sempre in mano: in coda al bar, in metro, a tavola (dove a volte lo guardiamo più del piatto).
E non solo per sapere l’ora: abbiamo app che ci dicono quanto dovremo attendere per qualsiasi cosa. Tram, autobus, metro, treni, aerei… persino per entrare al bagno in certi locali.
Viviamo col cronometro in tasca. I minuti contati, soprattutto a pranzo.
Se lo facciamo, il pranzo. Io, lo ammetto, resto fedele alle parole di Gordon Gekko: “Il pranzo è per chi non ha niente da fare”. E a giudicare da come la gente si ingozza di insalatona davanti al computer, credo di non essere l’unico a pensarla così.
E poi c’è l’altro tempo.
Quello meteorologico.
Qui si apre un capitolo a parte: abbiamo 27 app sul telefono che ci dicono se pioverà.
E nessuna, dico nessuna, ci becca mai. Esci con l’ombrello e spunta il sole. Esci in maniche corte e ti ritrovi in un temporale da film catastrofico. Ma noi, irriducibili, continuiamo a controllare, aggiornare, ricaricare… per sapere com’è il tempo adesso, che poi cambierà tra cinque minuti.
Ecco, forse il vero orologio di Milano è questo: il meteo.
Sempre pronto a ricordarci che, per quanto ci illudiamo di controllare il tempo, il tempo vero non lo controlliamo mai.

