La domanda era semplice. Semplicissima.
Non ci pensiamo mai, ma ogni città ha il suo odore.
A Milano, per qualcuno, è quello del pane appena sfornato la mattina presto.
Per altri, la pioggia sull’asfalto o il caffè dei bar che ti sveglia più della sveglia stessa.
Ho chiesto: Qual è l’odore che per te significa “Milano”?
E sono arrivate tante risposte. Profumi di ricordi, aromi di infanzia, fragranze di vita quotidiana.
Poi… poi è arrivato lui: “La puzza di pipì per le strade”.
Ora, ognuno ha i suoi gusti e le proprie memorie olfattive. Non c’è una risposta giusta né una sbagliata, lo so. Ma leggere una cosa del genere un po’ ti spiazza. È come se, chiedendo a qualcuno qual è il colore che gli ricorda la primavera, ti rispondesse: “Il grigio del cemento bagnato”.
E qui arriva il meglio: un altro lettore ha commentato che, al confronto di New York, Milano sembra un prato fiorito (a proposito di pipì). E la replica? Magistrale: “Lo so, è per questo che non andrò mai a New York”.
Io sono per il libero pensiero, sempre. Ma confesso: di fronte a certi commenti, il mio libero pensiero vacilla. Non tanto perché non si possa dire che Milano abbia i suoi odori poco poetici — ce li ha, eccome — ma perché c’è una certa gioia nel ridurre tutto, sempre e comunque, al peggio.
Eppure, Milano è una città che ti passa sotto il naso in mille modi diversi. Può essere il profumo delle caldarroste a novembre, quello delle rose di un fioraio in Brera, l’aroma tostato di un bar storico o persino l’odore un po’ ferroso del tram.
Sì, anche questo è Milano.
Forse il segreto sta tutto lì: scegliere a cosa dare spazio, anche nell’aria che respiri.
E io, nel dubbio, continuerò a sentire odore di pane.

