C’è sempre qualcuno che oggi si chiede: “Ma l’autunno non iniziava il 21?”
Una volta, a scuola, ci insegnavano che le stagioni cominciavano il 21 di marzo, giugno, settembre e dicembre. Erano date fisse, attese come piccole certezze nel calendario. Oggi invece ci tocca scoprire che la scienza ha la meglio sulle abitudini: l’equinozio d’autunno 2025 cade il 22 settembre, e dovremo farcene una ragione. Va bè, pazienza: se per anni abbiamo festeggiato il 21, possiamo farlo anche il 22.
Ma perché questo spostamento? Semplice (più o meno): il viaggio della Terra intorno al Sole non dura esattamente 365 giorni, ma circa 365,25. Questo quarto di giorno in più, che compensiamo con l’anno bisestile, fa sì che solstizi ed equinozi si muovano di anno in anno. Ecco perché l’autunno, in questo ventennio, raramente si affaccia il 21: può cadere tra il 22 e il 23, e addirittura—nei casi estremi—fino al 24.
Tolto il dubbio astronomico, resta il bello della stagione.
Se la primavera ci incanta perché tutto rinasce, l’autunno conquista proprio perché racconta l’inizio della fine. Gli alberi si accendono di rossi, aranci, gialli e marroni che nessun pittore riuscirebbe a imitare davvero. Passeggiare nei parchi milanesi in questi giorni è come muoversi dentro una tavolozza vivente: il cielo che si fa più basso, l’aria più nitida, la luce che diventa dorata e quasi malinconica.
E mentre i colori ci avvolgono, le giornate si accorciano. È un processo che in realtà è iniziato da mesi, ma ora lo percepiamo di più. Tra poco arriverà anche il cambio dell’ora e… beh, sarà “ancora più chiaro” che le serate saranno più scure. Gioco di parole inevitabile, ma vero.
Autunno, dunque: stagione di malinconia e bellezza, di luci che sfumano e foglie che si accendono. Che arrivi il 21 o il 22, poco importa. L’importante è uscire, guardare e lasciarsi sorprendere da questi giorni che profumano di legna e colori.

