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Bancomat a Milano: cercarne uno funzionante è diventato come cercare un’oasi nel deserto

Una premessa doverosa

Questo non è un articolo contro le banche. Non è nemmeno un articolo contro l’home banking, che uso anch’io e che in molti casi è comodissimo.

È un articolo su Milano. Su come cambia. Su cosa stiamo perdendo — silenziosamente, senza che nessuno lo dichiari ufficialmente — mentre siamo tutti occupati a guardare i grattacieli di Porta Nuova crescere verso il cielo.

È un articolo su un bancomat.

Il problema che non dovrebbe esistere

Proviamo a immaginare una scena normale. Avete bisogno di contanti. Non tanti — cinquanta euro, cento al massimo. Uscite di casa, percorrete duecento metri, trovate un bancomat, prelevate, tornate. Fine.

Questa scena, a Milano, nel 2026, è diventata un’avventura.

Non nel senso romantico del termine. Nel senso che vi capiterà di trovare lo sportello fuori servizio. Oppure temporaneamente non disponibile. Oppure in manutenzione. Oppure — caso sempre più frequente — semplicemente sparito, sostituito da un cartello con su scritto “Coming soon” e l’annuncio di un nuovo negozio di qualcosa che non vi serve.

I numeri che fanno impressione

Il Corriere della Sera ha pubblicato questa settimana un dato che merita di essere letto con calma: in dieci anni, nella provincia di Milano, sono scomparse 748 filiali bancarie. Si è passati da 1.747 a 999. Le banche operanti sono scese da 113 a 92.

Quasi la metà delle filiali. Sparita. In dieci anni.

Per capire la proporzione: è come se ogni anno, per dieci anni consecutivi, qualcuno avesse preso una mappa di Milano e cancellato a caso 75 sportelli bancari. Ogni anno. Senza fermarsi.

Il motivo ufficiale è l’home banking — la digitalizzazione dei servizi, la gente che non va più in banca, i costi delle filiali fisiche che non si reggono più. Tutto vero. Tutto comprensibile dal punto di vista aziendale.

Tutto molto scomodo per chi in banca ci deve andare — o semplicemente per chi ha bisogno di cinquanta euro in contanti un sabato pomeriggio.

La nuova caccia al bancomat

C’è un gioco non dichiarato che i milanesi stanno imparando a fare. Si chiama “trova il bancomat funzionante” e ha regole semplici ma frustranti.

Primo: il bancomat più vicino a casa vostra potrebbe non esserci più. Quello che c’era due anni fa potrebbe essere diventato un supermercato, un negozio di telefonia, un temporary store di qualcosa che aprirà e chiuderà prima che abbiate imparato il nome.

Secondo: anche quando lo trovate, non è detto che funzioni. Il fuori servizio è una condizione endemica degli sportelli ATM milanesi, distribuita in modo apparentemente casuale ma con una certa costanza nei momenti in cui ne avete più bisogno — il venerdì sera, il sabato mattina, i giorni di festa.

Terzo: se trovate uno sportello funzionante ma non è della vostra banca, preparatevi alla commissione. Che negli anni è cresciuta in modo inversamente proporzionale al numero di sportelli disponibili. Meno bancomat, più commissioni. La logica del mercato, applicata ai vostri contanti.

Cosa ci dicono le filiali che diventano supermercati

C’è qualcosa di vagamente surreale nel vedere una filiale bancaria trasformarsi in un punto vendita della grande distribuzione. Entri dove c’era lo sportello del direttore e trovi le offerte della settimana. Dove c’era la cassaforte ora c’è il reparto surgelati.

Non è una critica al supermercato. È una riflessione su cosa stiamo scegliendo — o su cosa ci viene scelto — come città.

Milano è la capitale finanziaria d’Italia. È la sede delle principali banche del paese. Ha il distretto più importante di finanza e assicurazioni in Italia. Eppure trovare uno sportello bancario aperto, fisicamente raggiungibile, con un operatore in carne e ossa disponibile a rispondere a una domanda, è diventato un’impresa.

Per gli anziani che non usano lo smartphone è un problema reale e quotidiano. Per chi deve gestire pratiche che l’app non contempla è una perdita di tempo misurabile in ore. Per tutti gli altri è un’irritazione crescente che si accumula in silenzio.

Il paradosso della città più efficiente d’Italia

Milano funziona. Su questo non c’è discussione — funziona meglio di quasi ogni altra città italiana, e in molti casi meglio di molte città europee. I mezzi pubblici, la raccolta differenziata, gli eventi, i servizi digitali. Milano è brava.

Eppure c’è questo paradosso: la città che ha abbracciato con più entusiasmo la digitalizzazione è anche quella dove la scomparsa dei servizi fisici si sente di più. Perché la densità di popolazione è alta, perché i ritmi sono intensi, perché quando hai bisogno di qualcosa lo vuoi adesso e non puoi permetterti di girare tre isolati cercando uno sportello funzionante.

L’efficienza digitale è reale. Ma non copre tutto. E i buchi che lascia sono concreti, fisici, quotidiani.

Una proposta modesta

Non ho soluzioni strutturali da offrire. Non sono un economista bancario e non so come si bilancia la redditività di una filiale con i costi operativi nel 2026.

Ho però una proposta modesta, quasi banale: la prossima volta che passate davanti a una filiale bancaria ancora aperta, guardate il cartello con gli orari. Annotatevi dov’è. Dite grazie mentalmente a chi ci lavora dentro.

Potrebbe non esserci la prossima volta che passate.

E il bancomat di fronte? Controllatelo anche quello, finché siete lì.

Non si sa mai.


Quando ti domandi cosa vedere a Milano, la risposta la trovi qui

Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
A tal proposito
Leonardo. Tutti i dipinti. 40th Ed. Ediz. italiana

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