A metà del Duecento Milano è una città ricca, popolosa e potente, ma al suo interno gli equilibri stanno cambiando. Il vecchio governo comunale fatica sempre di più a tenere insieme nobili, clero e popolo, mentre alcune personalità cominciano a concentrare nelle proprie mani un potere che, fino a quel momento, era stato distribuito tra le diverse istituzioni cittadine.
È l’inizio di una trasformazione lenta ma decisiva: Milano si sta avvicinando alla signoria.
I primi esperimenti di signoria a Milano
Nel 1251 papa Innocenzo IV visita la città e, appena due anni più tardi, Milano affida per tre anni la carica di podestà a Manfredi Lancia. È uno dei primi tentativi di consegnare il governo cittadino a un’unica figura per un periodo abbastanza lungo, superando almeno in parte la tradizionale alternanza delle magistrature comunali.
In quegli stessi anni emerge anche Gregorio da Montelongo, che per circa quindici anni esercita un potere vicino a quello di un dittatore. La sua politica, sostenuta dalla parte popolare, finisce però per scontrarsi con la nobiltà e con l’arcivescovo Leone da Perego, costretti ad abbandonare Milano.
Quando i nobili e l’arcivescovo riescono a rientrare, si cerca di riportare la pace attraverso un accordo firmato il 4 aprile 1258 e ricordato come pace di Sant’Ambrogio. L’intesa, tuttavia, viene violata più volte e le lotte tra le diverse fazioni riprendono quasi immediatamente.
L’ascesa dei Della Torre
A guidare il partito popolare è ora Martino della Torre. Sotto la sua direzione il popolo ottiene una vittoria importante e le cariche pubbliche vengono divise in modo più equilibrato. Ma proprio Martino, per consolidare il nuovo ordine, affida a Uberto Pelavicino il titolo di capitano generale per cinque anni.
Formalmente Milano conserva ancora le proprie istituzioni comunali, ma nella realtà Pelavicino dispone di un’autorità molto ampia. È un altro passo verso la signoria.
Nel frattempo si apre anche lo scontro per la sede arcivescovile. Martino della Torre impedisce a Ottone Visconti di entrare a Milano, occupa i possedimenti della Chiesa e sostiene al suo posto il fratello Filippo. La reazione è durissima e sulla città viene imposto l’interdetto.
Dopo la morte di Martino, Filippo della Torre riesce ad allontanare Uberto Pelavicino e nel 1265 porta Milano nel campo guelfo, stringendo un’alleanza con Carlo d’Angiò. Filippo, però, muore poco dopo e il potere passa a un altro membro della famiglia: Napo della Torre.
Milano durante il governo di Napo della Torre
Nel 1266 viene realizzato il primo censimento conosciuto della città. A Milano risultano presenti circa 19.000 famiglie e la forza militare raggiunge i 28.000 uomini. Sono numeri che restituiscono l’immagine di una città grande, organizzata e ormai centrale negli equilibri dell’Italia settentrionale.
A Carlo d’Angiò viene riconosciuto simbolicamente il titolo di signore della Lombardia, ma il vero potere rimane nelle mani di Napo. Durante il suo governo vengono avviati nuovi lavori pubblici e si interviene anche sulla manutenzione delle strade. Il 21 maggio 1271, partendo da Porta Nuova, cominciano le operazioni di pulizia e pavimentazione delle vie cittadine.
Milano continua a dichiararsi guelfa, ma i rapporti con il papa e con le autorità ecclesiastiche restano difficili. Ottone Visconti, scelto come arcivescovo, è ancora lontano dalla città e non rinuncia alla propria battaglia.
Nel 1273 Napo ottiene da Rodolfo d’Asburgo il vicariato imperiale. A questo punto il suo potere diventa quasi assoluto: può imporre tasse, dichiarare guerre, amministrare la giustizia, nominare funzionari, comandare le milizie, intervenire sugli statuti e controllare le finanze.
La signoria dei Della Torre non riguarda più soltanto Milano, ma si estende anche a Bergamo, Como, Novara e Lodi.
La battaglia di Desio e la caduta dei Torriani
Contro Napo si forma però un fronte sempre più ampio. I nobili milanesi costretti all’esilio si raccolgono attorno a Ottone Visconti e trovano l’appoggio di Alfonso X, di Pavia e del marchese del Monferrato.
Lo scontro decisivo avviene a Desio il 21 gennaio 1277. Napo della Torre viene sconfitto e catturato. Condotto al castello del Baradello, sopra Como, viene rinchiuso in una gabbia e vi muore il 16 agosto 1278.
A Milano il cambiamento è immediato. I cittadini abbandonano i Torriani, assaltano le loro abitazioni e si schierano dalla parte del vincitore. Il giorno successivo alla battaglia, il 22 gennaio 1277, Ottone Visconti può finalmente entrare in città.
Il 21 gennaio diventerà una giornata solenne dedicata a sant’Agnese, ma soprattutto resterà la data che segna uno dei grandi passaggi della storia milanese.
Il Comune non scompare improvvisamente, ma il suo tempo sta finendo. La sconfitta dei Torriani apre la strada ai Visconti, la famiglia destinata a governare Milano e a trasformarla in una delle maggiori potenze italiane.
Il potere ha cambiato padrone.

