Nel gennaio del 1277 la battaglia di Desio ha consegnato Milano a Ottone Visconti. Napo della Torre è stato sconfitto e catturato, i Torriani sono stati costretti ad abbandonare la città e il vecchio arcivescovo, dopo anni trascorsi lontano dalla propria sede, può finalmente entrare a Milano.
Potrebbe sembrare la conclusione dello scontro, ma è soltanto l’inizio di una nuova fase. I Torriani non hanno rinunciato a tornare e i Visconti devono ancora trasformare una vittoria militare in un potere stabile.
Ottone Visconti prende il controllo di Milano
Dopo la vittoria di Desio, il potere effettivo passa nelle mani di Ottone Visconti, che affida le principali cariche cittadine a parenti e uomini fidati e comincia immediatamente a costruire una rete di alleanze capace di proteggerlo dalla prevedibile reazione dei Torriani.
La situazione rimane infatti molto delicata. I Della Torre possono ancora contare sull’appoggio di alleati importanti, tra i quali Carlo d’Angiò e Rodolfo d’Asburgo, e Ottone sa di non poter affrontare da solo una nuova guerra.
Per questo fa eleggere Guglielmo di Monferrato signore di Milano. Grazie al suo sostegno, l’arcivescovo riesce a tenere testa ai Torriani e ai loro alleati, mentre in città prende forma un sistema di governo sempre più lontano dalle antiche istituzioni comunali.
Con Ottone comincia, di fatto, la signoria viscontea, destinata a durare, salvo una breve interruzione, per oltre un secolo e mezzo, fino all’arrivo degli Sforza.
Ottone si fa riconoscere signore con la promessa di garantire una pace duratura a una città tormentata da anni di scontri. Sostiene il ritorno al potere della nobiltà e, per impedire la nascita di nuove congiure, ordina che guardie armate controllino Milano di giorno e di notte e impediscano riunioni sospette tra i cittadini.
La rottura con Guglielmo di Monferrato
L’alleanza con Guglielmo di Monferrato, però, non dura. Il marchese viene cacciato da Milano insieme ai suoi sostenitori, si schiera con i Torriani e torna a combattere contro quello stesso Ottone che lo aveva fatto eleggere signore della città.
Lo scontro decisivo arriva nel 1287 a Castelseprio, dove l’esercito formato dal marchese e dai Della Torre viene sconfitto dalle truppe milanesi. A guidarle è Matteo Visconti, pronipote di Ottone e nuovo protagonista della storia cittadina.
Le alleanze di questi anni dimostrano quanto le antiche definizioni di guelfi e ghibellini abbiano ormai perso gran parte del loro significato. Guelfi e ghibellini combattono insieme contro altri guelfi e altri ghibellini, cambiando schieramento secondo le necessità del momento.
Dietro quelle etichette restano soprattutto famiglie e consorterie interessate a conservare i propri privilegi e a conquistare il potere.
L’ascesa di Matteo Visconti
Nello stesso 1287 Matteo Visconti viene eletto capitano del popolo e l’anno successivo diventa podestà. Milano è ormai saldamente nelle mani della famiglia e nessuno sembra avere la forza necessaria per opporsi.
Il dominio visconteo si consolida rapidamente e anche alcune città vicine cominciano a chiedere membri della famiglia Visconti come propri podestà, trasformando quella richiesta in una forma di riconoscimento e sottomissione.
Nel 1294 Matteo ottiene il riconoscimento ufficiale del vicariato imperiale, concesso dall’imperatore Adolfo di Nassau. Con una mossa particolarmente abile, non accetta direttamente la carica, ma lascia che sia il popolo di Milano ad autorizzarlo a farlo.
Attorno alla città sta nascendo un vero Stato, esteso sulla parte occidentale della pianura padana. L’autorità del nuovo signore si fonda su tre elementi fondamentali: un esercito efficiente, il consenso popolare e il riconoscimento imperiale.
La morte di Ottone e la prima caduta di Matteo
Nel 1295 muore Ottone Visconti, ormai ultraottantenne. Papa Bonifacio VIII considera la sua morte un’occasione per intervenire nuovamente nelle vicende milanesi e impone un nuovo arcivescovo ostile ai Visconti.
Anche la posizione di Matteo diventa sempre più difficile. Contro di lui si muovono i feudatari ancora fedeli ai Torriani e una parte della nobiltà cittadina, preoccupata dal legame costruito dal signore con la borghesia e con il popolo.
Matteo non si arrende e cerca nuovi alleati. Si lega agli Scaligeri di Verona e, con l’aiuto del figlio Galeazzo, riesce a resistere agli attacchi provenienti da Bergamo, Cremona, Como, Novara, Pavia e Monferrato.
Proprio quando il potere visconteo sembra nuovamente consolidato, però, un complotto interno costringe Matteo a cedere la carica di capitano del popolo ad Alberto Scotti. Matteo si ritira a Peschiera, Galeazzo raggiunge Ferrara e la popolazione milanese si scaglia contro le proprietà dei Visconti, saccheggiandole e distruggendole.
Il ritorno dei Torriani
Nel 1302, dopo venticinque anni di esilio, i Torriani rientrano a Milano con i propri sostenitori. Sono stati riportati in città da una confederazione che accusa i Visconti di voler trasformare Milano nella padrona delle città vicine.
In un primo momento i Della Torre dichiarano di non aspirare alla signoria e rimangono lontani dalle cariche pubbliche. La prudenza, però, dura poco.
Nel 1307 Guido della Torre, spinto dalle autorità comunali, accetta la carica di capitano del popolo, un titolo che ormai equivale di fatto a quello di signore. L’anno successivo Cassone della Torre viene eletto arcivescovo.
Il potere civile e quello religioso tornano così nelle mani della stessa famiglia, mentre Guido, molto amato dal popolo, viene pubblicamente acclamato “capitano in perpetuo”. Tutto lascia pensare che Milano sia destinata a vivere un lungo periodo sotto la signoria dei Torriani.
Matteo Visconti, però, non ha ancora rinunciato alla città.
Arrigo VII e i centomila fiorini
L’occasione arriva nel 1310, quando l’imperatore Arrigo VII scende in Italia per essere incoronato re d’Italia. Matteo riesce a stringere un’alleanza proprio con l’arcivescovo Cassone della Torre e il 23 dicembre l’imperatore entra a Milano accompagnato da Cassone e da un gruppo di Visconti guidato dallo stesso Matteo.
Nei giorni successivi la situazione precipita. Arrigo VII pretende dalla città un tributo di centomila fiorini e a Milano scoppiano tumulti per cacciarlo.
I Torriani, coinvolti nel complotto contro l’imperatore, vengono scoperti e sono costretti alla fuga. Anche i Visconti hanno partecipato alla congiura, ma Matteo riesce a rovesciare completamente la situazione e a presentare la propria famiglia come fedele all’imperatore e salvatrice della città.
È una vittoria ottenuta con l’abilità politica più che con le armi.
Matteo versa altri cinquantamila fiorini, prelevati ancora una volta dalle tasche dei milanesi, e riceve da Arrigo VII il vicariato imperiale.
Nel 1311 i Visconti hanno ufficialmente riconquistato Milano. Le case dei Torriani vengono nuovamente saccheggiate e distrutte dalla popolazione e il ricordo di questo episodio rimarrà a lungo nel nome di Case Rotte.
La lotta tra le due famiglie, iniziata molti anni prima, è terminata. Questa volta la caduta dei Torriani è definitiva e il dominio dei Visconti su Milano può davvero cominciare.

