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Digitalizzare la storia: dai libri ai podcast, il mio intervento ai MOBIDAYS

Anche le storie si muovono

Alcune attraversano i secoli chiuse tra le pagine di un libro. Altre rimangono custodite in un manoscritto, in un archivio o dentro un’opera d’arte. Resistono al tempo, ma non sempre riescono a raggiungere le persone.

Venerdì 18 settembre ho partecipato ai MOBIDAYS, la manifestazione dedicata alla mobilità sostenibile, accessibile e inclusiva organizzata dal Comune di Milano e da AMAT.

Nel Cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco ho parlato di un tipo di mobilità apparentemente diverso da quello affrontato durante il Forum: non dello spostamento delle persone, ma del viaggio delle idee, della conoscenza e della cultura.

Il titolo del mio intervento era “Digitalizzare la storia: dalla conservazione alla divulgazione”. Ho raccontato come libri, documenti, manoscritti e opere d’arte possano trasformarsi in podcast e raggiungere persone che, forse, non li avrebbero mai incontrati.

Da un’e-mail a Milano da Vedere

Milano da Vedere è nato nel 2011, ma non è nato come un progetto editoriale.

Quando alcuni amici mi chiedevano che cosa vedere a Milano, mi ritrovavo a preparare lunghe e-mail con fotografie, indirizzi, curiosità e luoghi poco conosciuti. A un certo punto pensai che sarebbe stato più semplice raccogliere tutto in un unico spazio online.

L’idea iniziale era molto pratica: evitare di scrivere ogni volta la stessa e-mail.

Non esistevano un piano editoriale, una strategia o la consapevolezza di ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi. C’era soltanto il desiderio di mostrare la vera bellezza di Milano, andando oltre le immagini più conosciute e raccontando anche le strade, i palazzi e le storie che rischiavano di passare inosservate.

Con il tempo, Milano da Vedere è diventato un progetto editoriale e culturale sviluppato attraverso il sito, i social network, i video, gli incontri dal vivo e i podcast.

Gli strumenti sono cambiati. L’obiettivo è rimasto lo stesso: rendere Milano comprensibile e interessante anche per chi crede di conoscerla già.

Digitalizzare non significa soltanto conservare

Quando parliamo di digitalizzazione pensiamo spesso alla scansione di una pagina, alla fotografia di un documento o alla costruzione di un archivio consultabile online.

È un lavoro indispensabile. Digitalizzare permette di conservare un bene, studiarlo, proteggerlo e renderlo disponibile senza sottoporre continuamente l’originale a manipolazioni o spostamenti.

Ma esiste una differenza tra rendere disponibile un documento e renderlo davvero accessibile.

Un manoscritto può essere stato riprodotto in altissima definizione e rimanere incomprensibile per la maggior parte delle persone. Un libro di quattrocento pagine può essere disponibile gratuitamente online, ma non tutti possiedono il tempo, la preparazione o gli strumenti necessari per affrontarlo.

La digitalizzazione tecnica, da sola, non è ancora divulgazione.

Il mio lavoro comincia proprio in quello spazio: quando occorre costruire un ponte tra la fonte e le persone.

Come nasce un podcast sulla storia di Milano

Ogni puntata del podcast La storia di Milano comincia molto prima di accendere il microfono.

Comincia dalla lettura di libri e documenti, dal confronto tra le fonti e dalla ricostruzione della sequenza degli avvenimenti. Il primo problema, solitamente, non è trovare qualcosa da raccontare. È decidere che cosa lasciare fuori.

Per realizzare pochi minuti di podcast si può partire da decine di pagine. Bisogna individuare il cuore della vicenda, scegliere i personaggi indispensabili e capire quali dettagli aiutino realmente chi ascolta.

Una successione di nomi e date, infatti, non è ancora un racconto.

Quando ho lavorato alle puntate dedicate alle discese di Federico Barbarossa, non era sufficiente elencare assedi, battaglie, alleanze e trattati. Bisognava provare a restituire ciò che significò per i milanesi vedere avvicinarsi un esercito, perdere la propria città, essere costretti ad abbandonarla e, infine, tornare per ricostruirla.

I fatti non vengono modificati. Cambia il modo nel quale sono organizzati e accompagnati fino all’ascoltatore.

Il mio obiettivo non è far credere che la storia sia semplice. È renderla abbastanza chiara da far nascere il desiderio di conoscerla meglio.

Scrivere per una voce che accompagna

Un testo destinato alla lettura può essere riletto. Una frase ascoltata, invece, passa e continua.

Scrivere un podcast significa quindi utilizzare frasi più chiare, introdurre con attenzione nomi e personaggi e rendere comprensibili i passaggi da un’epoca all’altra.

La voce non deve soltanto leggere le informazioni. Deve dare ritmo alla comprensione, lasciare il tempo di immaginare una scena e accompagnare l’ascoltatore senza fargli perdere il filo.

Anche la musica e i suoni possono contribuire al racconto, purché non prendano il posto della storia. Devono creare un’atmosfera, non trasformare i fatti in qualcosa che non sono mai stati.

Come si racconta un dipinto senza mostrarlo?

Da circa tre anni sono Social Media Manager della Veneranda Biblioteca Ambrosiana e, anche in questo caso, utilizzo il podcast per raccontare il patrimonio conservato al suo interno.

Raccontare un’opera d’arte attraverso l’audio pone una domanda interessante: come si descrive con la voce qualcosa che nasce per essere guardato?

Davanti alla Canestra di frutta di Caravaggio potremmo limitarci a elencare ciò che appare sulla tela. Potremmo nominare la cesta, i frutti e le foglie. Ma un inventario non aiuta necessariamente a vedere.

Il racconto deve guidare lo sguardo. Deve partire dalla semplicità apparente del soggetto, soffermarsi sulle imperfezioni dei frutti, sulle foglie e sull’equilibrio della composizione, fino a far comprendere perché quella cesta sia diventata uno dei capolavori più conosciuti dell’Ambrosiana.

Lo stesso vale per il Cartone preparatorio di Raffaello. Non basta definirlo monumentale. Bisogna aiutare chi ascolta a percepirne le dimensioni, il processo creativo e il rapporto con l’affresco realizzato successivamente nelle Stanze Vaticane.

Naturalmente un podcast non può e non deve sostituire l’incontro con l’opera.

Può però prepararlo.

Se, dopo aver ascoltato il racconto di un dipinto, una persona decide di andare a vederlo dal vivo, il digitale non l’ha allontanata dal museo. L’ha accompagnata fino alla sua porta.

Rendere la cultura più accessibile

Il digitale può contribuire a ridurre alcune delle barriere che limitano l’accesso alla cultura.

Non può eliminarle tutte e non dobbiamo fingere che lo faccia. Esistono ancora differenze economiche, educative e tecnologiche molto profonde.

Un podcast, però, può essere ascoltato gratuitamente in qualsiasi momento. Può raggiungere chi vive lontano da Milano, chi non entrerebbe spontaneamente in un museo, chi non possiede una preparazione specialistica o chi non ha il tempo necessario per affrontare un volume accademico.

Può accompagnare una persona mentre cammina, guida, viaggia in treno o si sposta in metropolitana. Può essere il primo incontro con un argomento che sembrava distante.

Non sostituisce il libro, il museo o lo studio. Può essere la porta attraverso la quale decidiamo di avvicinarci.

E molto spesso è proprio il primo incontro a stabilire se ce ne sarà un secondo.

Che cosa c’entra tutto questo con la mobilità?

Portare un intervento sui podcast all’interno dei MOBIDAYS poteva sembrare una scelta insolita. In realtà, un podcast è uno dei contenuti più mobili che esistano.

Non obbliga le persone a fermarsi davanti a uno schermo. Le accompagna mentre attraversano la città.

Ma il legame più profondo è un altro. La mobilità non riguarda soltanto lo spostamento dei nostri corpi. Riguarda anche la circolazione delle informazioni, delle idee e della conoscenza.

Una città è accessibile quando consente alle persone di raggiungere facilmente i suoi luoghi. Ma lo diventa pienamente quando permette anche di comprenderne la storia e riconoscere il patrimonio incontrato lungo il cammino.

Una città che possiamo attraversare, ma che non riusciamo a comprendere, è accessibile soltanto a metà.

Anche la cultura ha bisogno di muoversi

I libri, i documenti e i manoscritti restano il punto di partenza. Le biblioteche e i musei rimangono i luoghi nei quali il patrimonio viene custodito, studiato e protetto.

Il digitale può aprire una strada tra quei luoghi e le persone.

Una strada che non sostituisce le fonti, ma permette alle loro storie di viaggiare. Che non diminuisce il valore di un dipinto, ma può far nascere il desiderio di incontrarlo. Che non elimina la complessità, ma prova a renderla comprensibile attraverso un linguaggio chiaro.

È questo ciò che ho cercato di raccontare durante il mio intervento ai MOBIDAYS.

Perché anche la cultura ha bisogno di muoversi. E quando una storia riesce a raggiungere qualcuno che prima ne era escluso, la digitalizzazione smette di essere soltanto tecnologia e diventa partecipazione.

Per continuare a scoprire storie, luoghi e curiosità su Milano, puoi seguire il canale WhatsApp di Milano da Vedere.

Danilo Dagradi
Danilo Dagradihttps://www.danilodagradi.it
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
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