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MuseoCity visto da dentro: come raccontare i musei oggi

Negli ultimi anni, MuseoCity è diventato uno degli appuntamenti culturali più riconoscibili e partecipati di Milano. Ma cosa significa davvero raccontare i musei oggi? Come si può avvicinare un pubblico nuovo senza semplificare, banalizzare o trasformare tutto in intrattenimento?

Ne parliamo con una voce che da mesi affianca MuseoCity nel racconto dei musei milanesi attraverso linguaggi contemporanei, video e testi pensati per chi ama Milano ma non sempre si sente “all’altezza” dei luoghi della cultura: Danilo Dagradi, fondatore di Milanodavedere

Un’intervista che prova a guardare dietro le quinte del racconto, più che dell’evento.

MuseoCity è spesso percepito come un grande evento corale. Dal tuo punto di vista, cos’è davvero?

MuseoCity non è solo un evento, è un momento di apertura mentale prima ancora che fisica. Non si limita a dire “i musei sono aperti”, ma suggerisce un’idea diversa di museo: non un luogo distante, ma uno spazio che può entrare nella vita quotidiana delle persone.
Per me è soprattutto un invito: entrare anche solo per curiosità, senza l’obbligo di capire tutto, senza soggezione.

Nel tuo lavoro il museo non è mai raccontato come un semplice contenitore di opere. Perché?

Perché le opere da sole non bastano più. O meglio: bastano, ma non parlano a tutti nello stesso modo.
Un museo è fatto di spazi, di luci, di silenzi, di percorsi, di dettagli e di persone che lo attraversano. Raccontarlo solo attraverso i capolavori significa perdere metà dell’esperienza.
L’obiettivo è restituire proprio questo: come ci si sente dentro un museo, non solo cosa si vede.

Molti contenuti sembrano pensati anche per chi “non va mai nei musei”. È una scelta precisa?

Sì, ed è probabilmente la scelta più importante. Milano è piena di persone curiose e sensibili che però pensano: “il museo non fa per me”.
Il lavoro di racconto prova a scardinare questa idea senza forzature. Non dicendo “devi venire”, ma mostrando che non serve essere esperti per emozionarsi.
Se qualcuno entra in un museo per la prima volta grazie a un racconto, è già un risultato enorme.

In molti video scegli di non comparire mai in prima persona, lasciando completamente lo spazio ai luoghi. È una scelta consapevole? E perché?

Sì, è una scelta molto precisa. Preferisco non seguire i trend, ma fare in modo che il protagonista sia sempre e solo il museo.
Chi racconta accompagna, suggerisce uno sguardo, apre una porta. Non è necessario essere visibili: la voce è più che sufficiente.
In certi luoghi, anzi, la presenza di chi racconta rischia di diventare un rumore di fondo. Il museo, invece, ha già tutto quello che serve per parlare da sé.

Il linguaggio è sempre misurato, mai urlato o spettacolarizzato. In un’epoca dominata dai social, è una scelta controcorrente?

È una scelta di rispetto. Verso i luoghi, verso le opere e verso chi guarda.
I musei non hanno bisogno di essere gridati, ma ascoltati. Anche sui social.
Si può usare un linguaggio contemporaneo senza tradire il contenuto. Spesso, anzi, basta togliere, non aggiungere.

Quanto conta la continuità del racconto rispetto al singolo evento?

Conta moltissimo. Un museo non si esaurisce in tre giorni, così come una città non si comprende in una sola visita.
MuseoCity funziona perché accende una luce, ma poi il racconto deve continuare.
Per questo si pensa sempre in termini di percorso, non di contenuto singolo: ogni video, ogni testo è un tassello di una relazione più lunga.

Se dovessi riassumere in una frase questo modo di raccontare MuseoCity, quale sarebbe?

Non spiegare tutto, ma far venire voglia di entrare.
Il resto — lo stupore, la scoperta, il tempo lento davanti a un’opera — lo fa il museo stesso.

E Milano, in tutto questo?

Milano è il filo che tiene insieme tutto. È una città che corre, ma che custodisce luoghi di profondità straordinaria.
MuseoCity, in fondo, è anche questo: un rallentamento collettivo, anche solo per un momento.


Puoi vedere tutti i video realizzati da Milanodavedere in collaborazione con Danilo Dagradi e Museo City, QUI

A tal proposito
Leonardo. Tutti i dipinti. 40th Ed. Ediz. italiana

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