Qualche giorno fa abbiamo scritto dei sette data center che Equinix costruirà a Settimo Milanese e Cusago entro il 2033 — 4 miliardi di euro, interesse strategico nazionale, fonti rinnovabili. Una notizia enorme che trasformerà profondamente l’ovest di Milano.
Rileggendola, mi è venuta in mente una cosa. Una cosa che Milano discute da anni, che è rimasta congelata in una serie infinita di studi di fattibilità, e che forse — forse — questi 4 miliardi di investimento privato potrebbero finalmente sbloccare.
Il prolungamento della linea M5 lilla fino a Settimo Milanese.
La storia che pochissimi ricordano
La linea M5 nasce come unione di due progetti di tratte differenti: una da Porta Garibaldi a Bignami, l’altra da Porta Garibaldi allo Stadio San Siro e a Settimo Milanese.
Leggete bene: Settimo Milanese era nel progetto originario della linea lilla. Era lì dall’inizio. Poi, per motivi tecnici legati all’incrocio con la M2 a Garibaldi, i due progetti furono uniti in un’unica linea che andasse da Bignami a San Siro. Settimo rimase fuori.
Ma non dimenticata. Sono in corso studi per estendere la M5 da San Siro Stadio verso Settimo Milanese, con un tracciato di circa 4,5 km e 4 nuove fermate: Sant’Elena, Quarto Cagnino, Quinto Romano e Settimo Milanese.
Quattro fermate. 4,5 chilometri. Un progetto che esiste, ha un tracciato, ha delle stazioni già ipotizzate. L’unica cosa che manca è la decisione politica e i fondi.
Perché i data center cambiano tutto
Fino a ieri, il prolungamento della M5 verso ovest era uno di quei progetti che tornano periodicamente nelle discussioni sulla mobilità milanese e poi scompaiono. L’area da servire non aveva una massa critica di utenti tale da giustificare l’investimento. Settimo Milanese è un comune di circa 20.000 abitanti — rispettabile, ma non sufficiente da solo a riempire una metropolitana.
Oggi la situazione è diversa. E lo è per tre ragioni concrete.
Prima ragione: i lavoratori dei data center. Sette data center di questa dimensione richiedono centinaia di lavoratori specializzati — tecnici, ingegneri, addetti alla sicurezza informatica, personale di gestione. Sono persone che si spostano ogni giorno. E che oggi raggiungerebbero Settimo Milanese solo in auto, perché non c’è alternativa pubblica efficiente.
Seconda ragione: l’indotto. Intorno a un polo di questa portata crescono servizi, uffici, aziende tecnologiche. È già successo con Porta Nuova, con il polo di Sesto San Giovanni, con l’area di Segrate. L’hinterland ovest di Milano — oggi uno dei meno connessi dal trasporto pubblico — diventerebbe un’area ad alta densità lavorativa.
Terza ragione: il precedente politico. Il Governo ha già dichiarato il progetto Equinix di interesse strategico nazionale. Quando un territorio diventa strategico per il paese, le infrastrutture di accesso smettono di essere optional. Sarebbe difficile spiegare perché si investono 4 miliardi in data center in una zona raggiungibile solo in auto.
Il tracciato che già esiste
Le quattro fermate ipotizzate — Sant’Elena, Quarto Cagnino, Quinto Romano e Settimo Milanese — non servirebbero solo i data center. Coprirebbero quartieri di Milano ovest che oggi sono collegati alla rete metropolitana in modo indiretto e lento. Quarto Cagnino, in particolare, è uno dei quartieri più densamente abitati dell’ovest milanese e non ha una fermata della metropolitana.
È stata anche esplorata un’ipotesi ancora più ambiziosa: una metrotranvia o un sistema di Bus Rapid Transit per un totale di circa 20 km di nuovo tracciato fino a Magenta.
Magenta — la città della battaglia del 1859 che ha dato il nome a un colore — collegata a Milano con un sistema rapido di trasporto pubblico. Un’ipotesi che sembrava fantascienza e che ora, con un polo tecnologico da 4 miliardi alle porte, diventa molto meno improbabile.
Il ragionamento
La linea lilla dovrebbe raddoppiare la sua estensione entro il 2033, con 13 km e 11 nuove fermate fino al nuovo capolinea Monza Polo Istituzionale. Il prolungamento verso nord è già confermato e in fase avanzata. Quello verso ovest è in studio ma non finanziato.
La domanda che mi faccio — e che secondo me Milano dovrebbe farsi adesso, prima che i data center vengano costruiti e non dopo — è questa: ha senso pianificare un polo tecnologico da 7 strutture e migliaia di lavoratori in una zona che non ha connessione metropolitana? O è il momento giusto per accelerare quella decisione che si rimanda da vent’anni?
I grandi investimenti privati hanno sempre trascinato le infrastrutture pubbliche. È successo con l’Expo 2015 e la M1. È successo con la discussione sulla mobilità nell’area San Siro. Potrebbe succedere di nuovo con Equinix e la M5 ovest.
Non è una certezza. È un ragionamento. Ma è un ragionamento che qualcuno, nelle stanze del Comune e della Regione, dovrebbe fare adesso.
E voi cosa ne pensate?
Lo dico ai milanesi dell’ovest che leggono Milano da Vedere — quelli di Quarto Cagnino, Quinto Romano, Settimo Milanese, Cusago. Voi che questa metropolitana l’aspettate da anni. Vi sembra che l’arrivo di questi data center possa davvero cambiare le cose? O è l’ennesima occasione che Milano si lascerà scappare?
Scrivetelo nei commenti — su questo argomento la voce di chi ci vive conta più di qualsiasi studio di fattibilità.
Quasi dimenticavo: se siete alla ricerca di cosa vedere a Milano, sappiate che anche in questa parte della città ci sono davvero tante tante cose interessanti!


