Toglieteci tutto ma non il pavè

Riprendiamo a nostro uso una frase di uno spot pubblicitario: Toglieteci tutto ma non il pavè. Il nostro pavè.

Chi vi scrive è uno dei tanti che gira per la città su due ruote. No, non la bici, lo scooter. Ogni hanno segno un record nuovo. Il 2017 l’ho chiuso con oltre 32 mila chilometri percorsi per le vie di Milano. Quasi 90 al giorno. Non male considerando che la cilindrata mi impedisce di usare la tangenziale.

Credo quindi di poter esprimere un pensiero non dettato solo dall’aspetto romantico e dalla passione che ho per la città, ma un pensiero reale, basato sulla tanta strada fatta in scooter.

E quindi che dire? Sì, il pavè mal tenuto è pericoloso. L’abbinata con le rotaie del tram poi può essere un pericolo incredibile soprattutto se a questi si aggiunge un pò di pioggia.

La soluzione quindi quale è? No, non è quella di togliere il pavè. Non è che ci leviamo il cervello perchè abbiamo mal di testa. Come sempre la soluzione c’è, ma chissà per quale motivo si crede sia troppo complessa o costosa. Non è vero.

Il pavè di Milano non deve essere rimosso, deve essere sistemato. Ma non può essere sistemato tanto per. Deve essere fatto un lavoro accurato e preciso affinchè i costi che si vanno a sostenere per questa operazione possano essere ammortizzati nel corso degli anni successivi.

La soluzione non è l’asfalto. Anche se il progresso tecnologico ha migliorato questo elemento, non può essere usato per quelle zone, come in piazza Cinque Giornate. Togliere il pavè vuol dire cancellare un pezzo della storia della nostra città.

«A luglio completeremo il lavoro. Prevediamo di rimuovere integralmente il pavé sostituendolo con l’asfalto, così come è già stato fatto in piazzale Baracca, via Mascheroni, via Galvani. E ancora in via Fatebenefratelli e via Monti» dichiara l’assessore alla Mobilità Marco Granelli.

Non sono d’accordo assessore. Torni a guardare piazzale Baracca: è davvero convinto che l’idea iniziale sia stata rispettata?

La logica del buttare via il vecchio per mettere il nuovo non funziona a meno che non sia assolutamente indispensabile. E non è questo il caso.


Milano (è) da vedere

Qualche passeggiata per Milano? Clicca qui!

Vuoi conoscere le botteghe storiche? Ecco la pagina giusta!

Seguici su Facebook.

Articolo precedenteVia Rugabella
Articolo successivoIl Solferino
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

LASCIA UN COMMENTO

Scrivi tuo commento
Scrivi tuo nome