HomePersoneGiovanni Andrea Lampugnani: un nobile lombardo tra potere e declino

Giovanni Andrea Lampugnani: un nobile lombardo tra potere e declino

Nel cuore del Rinascimento milanese, un gesto cambiò per sempre la storia della città: l’assassinio di Galeazzo Maria Sforza da parte di Giovanni Andrea Lampugnani. Ma chi era davvero quest’uomo, e cosa lo spinse a compiere uno dei delitti più celebri del Quattrocento?

Nato intorno al 1430, probabilmente a Legnano, Giovanni Andrea Lampugnani apparteneva a una delle famiglie nobili più antiche del territorio milanese. Suo padre, Pietro Lampugnani, era un dottore in diritto e gestiva il patrimonio del casato dal castello di San Giorgio.

Nonostante il titolo di nobiluomo e incarichi importanti – come quello di cancelliere del Consiglio segreto del Ducato di Milano – Lampugnani visse in un’epoca di profonde tensioni politiche e familiari.

Faide e caduta del casato

La seconda metà del Quattrocento vide il progressivo declino della casata Lampugnani. Le liti per il controllo delle terre, le controversie con il monastero di Morimondo e la perdita della protezione dei duchi Sforza segnarono l’inizio della fine.
Il duca Galeazzo Maria Sforza, che pure lo aveva nominato consigliere, finì per diventare il principale nemico di Giovanni Andrea, reo di aver umiliato e marginalizzato la sua famiglia.

L’odio verso Galeazzo Maria Sforza

Le fonti raccontano di un uomo dal carattere forte, impetuoso e vendicativo. Alcuni lo descrivono come “maligno e superbo”, altri come dotato di “indole generosa e maschia”.
Di certo, Giovanni Andrea Lampugnani covava un profondo rancore nei confronti del duca. Alla radice c’erano ingiustizie subite, dispute patrimoniali mai risolte e l’indifferenza di Galeazzo Maria verso le richieste del suo ex protetto.

A Milano, Giovanni Andrea Lampugnani  frequentò l’ambiente umanista del bolognese Cola Montano, che condivideva con lui l’odio per la tirannide. Proprio da quel sodalizio nacque l’idea della congiura.

La congiura e l’assassinio del duca

È il 26 dicembre 1476, festa di Santo Stefano.
Galeazzo Maria Sforza, come d’abitudine, entra nella chiesa di Santo Stefano Maggiore a Milano per assistere alla messa. Tra la folla, in ginocchio, Giovanni Andrea Lampugnani finge di presentare una supplica.
Improvvisamente, estrae un pugnale nascosto sotto il mantello e colpisce il duca all’inguine. Lo ferisce una seconda volta al petto; poi intervengono i complici Girolamo Olgiati e Carlo Visconti.
In pochi istanti, il duca è morto.

La chiesa piomba nel caos. Giovanni Andrea Lampugnani tenta la fuga ma inciampa nelle vesti di una dama e viene ucciso sul posto da una delle guardie ducali. I suoi compagni saranno catturati e giustiziati nei giorni successivi.

Un delitto politico o un gesto di vendetta?

La congiura di Lampugnani venne descritta dai cronisti come un atto vile, paragonato alle trame di Catilina.
Eppure, nella visione di molti umanisti, il gesto del milanese aveva il sapore di un tirannicidio classico, come quelli giustificati dall’iniquità del potere.
Il duca Sforza era infatti odiato per la sua crudeltà, la corruzione e gli abusi. Lampugnani e i suoi compagni lo consideravano un tiranno da abbattere, non un principe legittimo.

Il prezzo da pagare fu altissimo.
Le case del Lampugnani, a Milano e Cambiago, furono saccheggiate; i suoi beni confiscati. I familiari tentarono invano di prendere le distanze dal congiurato, arrivando persino a negare che fosse un loro parente.
Ma la sorte del casato era segnata: torri abbattute, feudi revocati, titoli perduti.
L’antica famiglia dei Lampugnani uscì dalla storia con lo stesso sangue con cui vi era entrata.

L’assassinio di Galeazzo Maria Sforza segnò profondamente la storia di Milano.
Nonostante il potere fosse presto ripreso da Bona di Savoia e poi da Ludovico il Moro, la città non dimenticò mai quel gesto violento consumato in una chiesa, in pieno giorno, nel cuore del suo potere.
Eppure, nella leggenda, Giovanni Andrea Lampugnani resta una figura affascinante e controversa: un nobile ribelle, simbolo di un’epoca in cui l’onore e la vendetta potevano cambiare il corso della storia.

Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
A tal proposito
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