Derby: niente calcio, mi spiace. Oggi vi parlo di locali notturni. Per molti IL locale notturno per eccellenza.

 

Andiamo con ordine e soprattutto torniamo indietro nel tempo: non di tanto sia chiaro. Le lancette si spostano in quel periodo compreso tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Proprio per voler essere pignoli, feriamoci al 1959 quando Angela e Gianni Bongiovanni, zii di Diego Abatantuono decidono di aprire un ristorante in via Monte Rosa.

Siamo a due passi dallo stadio in una palazzina liberty e al ristorante viene dato il nome di Gi-Go. Passo poco e si cambia: da ristorante a locale dove ascoltare musica, questa la nuova sfida.  Nel 1962 ecco anche il cambio di nome che diventa prima Intra’s Derby Club e poi “solo” Derby Club (Intra era il cognome di Enrico, un jazzista: Gianni era un appassionato di musica).

Da questo momento inizia la vera storia di un locale che tutti conoscono, anche chi, come il sottoscritto, all’epoca non era ancora al mondo. Da qui passano tutti, ma proprio tutti: sportivi, professionisti, artisti ed architetti. Proprio questi ultimi danno una mano importante ad un cambio di arredamento davvero insolito e nuovo per l’epoca. Tutti loro vogliono lasciare un segno personale a questo nuovo locale. E su quel palco, dotato di batteria e pianoforte, saliranno musicisti affermati e comici dai nomi sconosciuti, ma destinati ad un grande successo.

Era molto facile incontrare quelli che oggi chiameremmo vip: da Rivera a Mina, passando per Walter Chiari, Dario Fo, Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, ma anche Charlie Krupp, Quincy Jones e tantissimi altri.  Certo, siamo negli anni ’60 e a Milano si trova un po’ di tutto. Ed al Derby avremmo potuto anche incontrare Francis Turatello e Luciano Lutring, due nomi come dire, poco raccomandabili.

Ma si diceva di quel palco che ospitò nomi all’epoca sconosciuti ma che oggi conosciamo come dei veri e proprio “grandi”. Qualche nome? Eccoli: Diego Abatantuono, Claudio Bisio, Giobbe Covatta, Gianfranco Funari, Enzo Iacchetti, Massimo Boldi, Gaber, Gino & Michele, Teocoli, Beruschi, Francesco Salvi, Antonio Ricci, Cochi & Renato…

Arriva la Milano da bere, arrivano gli anni ’80 e soprattutto arrivano sulle tv italiane i programmi comici. La gente si diverte dalla poltrona di casa ed esce di meno. I “ragazzi” che si erano fatti le ossa al Derby vengono chiamati dalle nuove emittenti televisive. Ed il locale soffre. Tanto, troppo.

Nel 1985 si decide di chiudere: un pezzo di storia, non solo della comicità milanese ed italiana, lascia la sua sede per non riaprire più, anche se poco tempo dopo, dall’altra parte della città, arriverà Zelig (quello fisico: ci vorrà ancora qualche anno per portarlo in tv).

Ancora oggi però quando si dice o si legge Derby Milano, non tutti pensano necessariamente alla stracittadina!

Derby Club: quel che resta
Derby Club: quel che resta

 

Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...