Il 19 settembre 1926 Milano inaugurava uno stadio nuovo. In campo c’erano Milan e Inter, il primo derby finì 6-3 per i nerazzurri e probabilmente nessuno, quel giorno, poteva immaginare che quella costruzione sarebbe diventata uno dei simboli più riconoscibili della città.
Cent’anni dopo, San Siro non è soltanto il luogo nel quale si gioca a calcio. È un punto di riferimento, una presenza nello skyline milanese, un contenitore di ricordi condivisi e, da qualche tempo, anche il protagonista di una discussione molto accesa sul futuro di Milano.
Lo stadio originario fu progettato da Ulisse Stacchini, lo stesso architetto che disegnò la Stazione Centrale. Quest’ultima sarebbe stata inaugurata soltanto nel 1931, cinque anni dopo San Siro. Due edifici molto diversi, ma entrambi destinati a diventare monumenti della Milano del Novecento.
San Siro, cento anni vissuti senza stare fermo
San Siro non è nato già grande come lo conosciamo oggi. Si è allargato, trasformato e adattato alla città, cambiando più volte aspetto senza mai perdere la propria identità.
Nel 1934 entrò nella storia dei Mondiali ospitando la semifinale tra Italia e Austria. La Nazionale allenata da Vittorio Pozzo vinse 1-0 grazie al gol di Guaita e raggiunse la finale. Dal 1947 lo stadio diventò ufficialmente anche la casa dell’Inter, legando definitivamente il proprio nome alle due squadre milanesi.
Eppure, già allora, il calcio non bastava a contenerne tutta la storia.
Il 1° settembre 1960 il terreno di gioco si trasformò in un enorme ring per l’incontro tra Duilio Loi e Carlos Ortiz. Più di cinquantamila persone riempirono gli spalti per assistere alla vittoria ai punti del pugile italiano dopo quindici riprese.
Cinque anni più tardi, il 27 maggio 1965, sotto una pioggia battente, San Siro celebrò una delle notti più importanti della Grande Inter. La squadra di Helenio Herrera superò il Benfica e conquistò la seconda Coppa dei Campioni consecutiva, questa volta davanti al proprio pubblico.
San Siro aveva già dimostrato di poter essere stadio, teatro e arena. Mancava soltanto la musica.
Quando la Scala del calcio cominciò a suonare
Il passaggio avvenne il 27 giugno 1980, quando Bob Marley portò il reggae nello stadio milanese. Quella sera San Siro cambiò pelle e scoprì una vocazione destinata a diventare importante quasi quanto quella sportiva.
Cinque anni dopo arrivò Bruce Springsteen. Il concerto del 21 giugno 1985 entrò nell’immaginario collettivo e trasformò definitivamente il Meazza in una delle grandi arene musicali europee.
I numeri aiutano a capire la dimensione raggiunta dallo stadio. Il record calcistico indicato è quello dei centomila spettatori presenti per Italia-Inghilterra del 13 maggio 1939. Sul fronte musicale, il concerto di Springsteen del 1985 arrivò invece a 105.000 presenze.
Il 10 luglio 1990 toccò a Vasco Rossi conquistare per la prima volta San Siro, dimostrando che anche il rock italiano poteva riempire la Scala del calcio. Da quel momento suonare qui diventò una specie di traguardo: non un concerto come gli altri, ma la consacrazione definitiva davanti al grande pubblico.
Molti anni più tardi, il 13 e 14 luglio 2024, Taylor Swift richiamò circa 130.000 persone nelle due date milanesi. I fan arrivarono da ogni parte del mondo e invasero l’intero quartiere, compresi coloro che non avevano trovato un biglietto ma volevano comunque esserci.
Cambia la musica, cambiano le generazioni, ma il rito resta lo stesso: arrivare a San Siro, aspettare che si spengano le luci e sentire lo stadio trasformarsi.
Il terzo anello e il Mondiale di Italia ’90
Uno dei cambiamenti più profondi nella storia del Meazza arrivò alla vigilia dei Mondiali del 1990.
Con la realizzazione del terzo anello e delle grandi travi rosse, San Siro assunse l’aspetto monumentale che ancora oggi lo rende immediatamente riconoscibile. Non servono scritte o stemmi per capire dove ci si trova: bastano le torri, le rampe elicoidali e quella copertura che sembra sospesa sopra la città.
Il nuovo stadio si presentò al mondo l’8 giugno 1990 con la partita inaugurale dei Mondiali. L’Argentina di Diego Armando Maradona, campione in carica, venne sorprendentemente battuta 1-0 dal Camerun grazie alla rete di Omam-Biyik.
La capienza riportata per i tre anelli racconta la scala dell’impianto: 26.223 posti nel primo, 32.401 nel secondo e 19.545 nel terzo. In totale, oltre 78.000 persone raccolte attorno allo stesso rettangolo verde.
Il derby che diventò europeo
Milan e Inter hanno giocato a San Siro centinaia di derby, ma nel maggio del 2003 la sfida cambiò dimensione.
Per la prima volta le due squadre milanesi si affrontarono in una semifinale di Champions League. Furono due partite tese e quasi immobili, concluse 0-0 e 1-1. A superare il turno fu il Milan, che avrebbe poi conquistato la coppa nella finale contro la Juventus.
Per qualche giorno Milano non parlò praticamente d’altro. La città si divise, mentre San Siro rimase al centro: casa di entrambe le squadre e, contemporaneamente, territorio da conquistare.
Da stadio Olimpico a monumento visitabile
Il 6 febbraio 2026, a pochi mesi dal centenario, San Siro è entrato in un’altra storia ancora. La cerimonia di apertura dei Giochi di Milano Cortina 2026 ha trasformato per una sera lo stadio del calcio in uno stadio Olimpico.
Non era la prima volta che il Meazza cambiava funzione, ma era difficile immaginare un modo più simbolico per avvicinarsi ai cento anni.
Per celebrare l’anniversario, sabato 19 settembre 2026 il museo e lo Skywalk prolungheranno l’apertura fino alle 23.00, con ingresso a partire dalle 9.30 e biglietti da 24,50 euro disponibili su Fever.
Lo Skywalk permette di raggiungere la copertura dello stadio e camminare, accompagnati dalle guide, a circa 55 metri di altezza sulle celebri travi rosse.
Da lassù il campo appare lontanissimo. Lo sguardo passa dagli spalti alle torri, dalla struttura dello stadio allo skyline di Milano. È probabilmente il punto migliore per capire che San Siro non è soltanto un luogo nel quale entrare: è anche un edificio da osservare e da leggere.
San Siro sul grande schermo
Uno stadio così presente nella vita della città non poteva rimanere fuori dal cinema.
La sua prima apparizione indicata risale al 1948, nel film Molti sogni per le strade di Mario Camerini. Negli anni successivi San Siro è entrato nelle storie di due milanisti come Ugo Tognazzi, in Cattivi pensieri, e Diego Abatantuono, in Eccezzziunale… veramente.
Per molti spettatori più giovani, però, il collegamento cinematografico più immediato è quello con Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel film Il cosmo sul comò, tre famiglie che non riescono a mettersi d’accordo sulla destinazione delle vacanze finiscono per ritrovarsi proprio all’interno dello stadio, vuoto durante la pausa estiva.
Nel 2014 il regista Yuri Ancarani gli ha dedicato anche il cortometraggio San Siro, scegliendo di raccontare ciò che normalmente rimane invisibile: il lavoro, la preparazione e il dietro le quinte necessario per mettere in funzione una macchina di queste dimensioni.
Il futuro di San Siro
Il centenario arriva mentre il futuro del Meazza è ancora al centro del dibattito.
Milan e Inter prevedono la costruzione di un nuovo impianto da 71.500 posti, destinato a sorgere accanto allo stadio attuale. Il progetto, affidato agli studi Foster + Partners e MANICA, punta ad avvicinare gli spettatori al campo e ad adeguare accessibilità, servizi e comfort agli standard delle principali arene europee.
Il piano non riguarda soltanto il calcio. L’intervento interessa l’intero quadrante di San Siro e comprende aree verdi, servizi, spazi immobiliari e nuove funzioni commerciali, con l’obiettivo di trasformare una zona vissuta soprattutto in occasione delle partite in un luogo frequentato durante tutto l’anno.
La questione più delicata resta naturalmente il destino del Meazza. Secondo il progetto, una parte dello stadio dovrebbe essere conservata e rifunzionalizzata, mentre il nuovo impianto diventerebbe la casa di Milan e Inter. L’avvio dei lavori è previsto nella seconda metà del 2027.
Le polemiche continueranno, così come il confronto tra chi considera inevitabile costruire un nuovo stadio e chi non riesce a immaginare Milano senza quello attuale.
Forse è proprio questa la prova definitiva di ciò che San Siro è diventato. Se fosse soltanto un impianto sportivo, il suo futuro sarebbe una questione tecnica. Dopo cent’anni di derby, finali, concerti, film, incontri di boxe e cerimonie olimpiche, invece, ogni decisione riguarda anche la memoria della città.
Il 19 settembre 1926 Milano inaugurò uno stadio. Cent’anni più tardi si ritrova a discutere del destino di un monumento.

