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Ponte della Ghisolfa, il cavalcavia Bacula

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Come nascono le leggende metropolitane ai giorni nostri

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Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Ho la fortuna di avere sotto caso un parchetto con tanto verde, 3 aree cani, un campo da basket ed uno da calcio. Certo, in questi giorni sono avvolti dalla nebbia praticamente 23 ore e mezzo al giorno, ma so che ci sono.

Mi piace fare quattro passi e fermarmi a dialogare con i tanti cani che scorazzano da queste parti e raramente parlo anche con i bipedi al loro fianco.

Qualche tempo fa, credo un 2-3 anni, ho avuto modo di capire come nascono le leggende metropolitane proprio durante una passeggiata al parchetto.

Dovete sapere che tra i tanti animali che frequentano questo parco, ci sono anche le cornacchie, quelle simpatiche canaglie che svuotano i cestini alla ricerca del cibo.

Durante la mia passeggiata sento tra urla e grida il racconto di una signora che, nel portare a spasso il suo cagnetto, quelli piccoli piccoli che stanno nelle borsette, si è imbattuta in una di queste cornacchie che, scambiando il piccolo cane per un boccone delizioso, lo aveva preso tra i suoi artigli e portato chissà dove.

Ora: già la scena di per sè mi pareva strana, ma come dire… magari era davvero piccolo piccolo sto cane e la cornacchia frequentava la palestra, chi lo sa. Morale: cane sparito.

Il tempo di un caffè o non ricordo cosa, diciamo una ventina di minuti dopo, tornando sulla stessa strada, un altro gruppo di bipedi con cani al seguito, discutevano sulla pericolosità di queste cornacchie che proprio quel giorno, avevano rapito uno Yorkshire.

In meno di mezz’ora il cane aveva cambiato dimensione e razza e la cornacchia si faceva sempre più temeraria. Pochi passi, ma davvero pochi ed ecco a fianco dell’area cani una signora (non ne sono certo ma credo fosse nel primo gruppo, quello che aveva appena vissuto la tragedia) che metteva in allerta altre persone dalla cornacchia che aveva “sbranato” un cane grosso così (faceva il gesto con le mani: praticamente 10 Yorkshire uno sopra l’altro).

Mi aspettavo di arrivare sotto casa e leggere un avviso che allertava la popolazione di uno pterodattilo camuffato da cornacchia che aveva rapito un San Bernardo e ne aveva fatto un sol boccone, ma invece il giorno dopo, ho saputo che il rapimento non c’era stato, la cornacchia era tornata a rovistare nei cestini e la bestiolina piccola piccola si era semplicemente spostata dalla vista della sua padrona.

Ancora oggi capita che qualcuno tiri fuori quell’episodio. Non è più ovviamente successo 2-3 anni fa, ma si perde nella notte dei tempi, magari con un “quando qua non c’erano ancora tutte queste case”, la cornacchia ha assunto proporzioni da guinness dei primati e il cagnolino non mai uno, ma sono almeno 3 o 4, rapiti e divorati lo stesso giorno.

 

 

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