Ci sono nomi che abbiamo incontrato tra i banchi di scuola.
Li abbiamo studiati, sottolineati, amati ma anche odiati*. E poi, lentamente, lasciati andare.
San Tommaso, Lucrezia Borgia, Ariosto, Michelangelo, Galileo, Foscolo, Napoleone, Manzoni, d’Annunzio, Verdi.
Giganti. Monumenti.
Ma se vi dicessi che possiamo guardarli negli occhi? O meglio: nella loro grafia?
Dal 26 febbraio al 5 maggio 2026, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana presenta la mostra “Il fascino degli autografi”, a cura di mons. Francesco Braschi. Non una semplice esposizione di documenti, ma un incontro ravvicinato con la storia – attraverso la scrittura a mano.
Perché prima dei libri stampati, prima dei pdf, prima delle stories, c’era il gesto.
La penna che incideva sulla carta. Il segno unico e irripetibile.
Come spiega mons. Braschi, questi fogli diventano uno “specchio dell’anima”: la grafia racconta l’uomo dietro il nome, con i suoi slanci, le sue esitazioni, la sua passione. In un’epoca che vive di virtuale, qui tornano protagoniste le “cose concrete”, i realia, ciò che è stato davvero toccato, scritto, firmato.
E i pezzi in mostra sono autentici frammenti di storia.
Il fascino degli autografi all’Ambrosiana
C’è la lettera con cui Galileo Galilei dona a Federico Borromeo una copia del Saggiatore.
C’è uno scambio tra Lucrezia Borgia e Pietro Bembo.
Un autografo di un canto dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.
Un decreto di grazia firmato da Napoleone Bonaparte che salvò un soldato dalla condanna a morte.
Un biglietto di raccomandazione di Giuseppe Verdi.
E poi documenti legati alla storia stessa dell’Ambrosiana: lettere di San Carlo Borromeo e le aggiunte alle Costituzioni confermate con la firma autografa di Federico Borromeo.
Non è solo una mostra.
È un cortocircuito temporale.
Perché davanti a una firma non c’è più distanza. Non c’è più il mito. C’è una mano che ha scritto. C’è un essere umano. E forse è proprio questo il modo più potente per restituire vita alla storia: avvicinarla, rimpicciolirne la distanza, farla tornare esperienza.
All’Ambrosiana, per qualche settimana, la storia non si studia.
Si guarda da vicino. Si legge. Si sente.
E ci ricorda che dietro ogni grande nome c’è sempre, prima di tutto, una persona.
*indimenticabile, e sono passati 35 anni, l’interrogazione sull’Ariosto: Paolino, Matteo ed il sottoscritto. Tornammo al posto mentre il professore ci diceva che avevamo…”lapidato l’Ariosto”.
INFO:
La mostra è inclusa nel biglietto della Pinacoteca
Orari: Da lunedì a domenica 10.00 – 18.00
Mercoledì chiuso
Informazioni: tel. 02.806921; contatti@ambrosiana.it
www.ambrosiana.it

