HomeStradeVia Fabio Filzi: il patriota istriano che Milano ha voluto ricordare

Via Fabio Filzi: il patriota istriano che Milano ha voluto ricordare

Passate spesso per via Fabio Filzi. Ma sapete chi era Fabio Filzi?

È una delle strade più frequentate della Milano moderna — corre parallela alla Stazione Centrale, collega Porta Nuova con piazza della Repubblica, è percorsa ogni giorno da migliaia di persone che non si sono mai chieste da dove viene quel nome.

Via Fabio Filzi. Come tante strade di Milano, porta il nome di qualcuno che ha pagato con la vita qualcosa in cui credeva profondamente. E come spesso accade, la storia di quell’uomo è molto più intensa di quanto il nome su un cartello stradale possa lasciare immaginare.

Prima di chiamarsi via Fabio Filzi, questa strada si chiamava via Ponte Seveso — perché qui scorreva il torrente Seveso, ancora oggi visibile nell’andamento curvo della strada che lo ha sostituito. Il nome cambiò negli anni Venti del Novecento, quando Milano volle ricordare un giovane patriota istriano giustiziato dagli austriaci nel 1916.

Chi era Fabio Filzi

Fabio_Filzi
Fabio_Filzi

Fabio Filzi nacque a Pisino, in Istria, il 20 novembre 1884. Figlio di un insegnante di filologia classica originario del Trentino, crebbe tra Capodistria e Rovereto in un’epoca in cui il confine tra Italia e Impero austro-ungarico non era solo geografico ma profondamente politico e identitario.

Fin da giovane Filzi fu attratto dagli ambienti irredentisti — quei movimenti che sognavano l’annessione all’Italia delle terre abitate da italiani ma ancora sotto il controllo austriaco: il Trentino, l’Istria, Trieste. Una causa pericolosa, in un impero che non tollerava il dissenso.

Si laureò in giurisprudenza a Graz nel 1910 e tornò a Rovereto per esercitare come avvocato. Ma la politica era più forte della professione. Quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale, Filzi fece la scelta più rischiosa possibile: disertò l’esercito austro-ungarico — quello in cui aveva fatto il servizio di leva — e si arruolò volontario nell’esercito italiano.

Stava combattendo contro il suo stesso esercito, per un paese che non era ancora il suo.

La cattura e la condanna a morte

Il 10 luglio 1916, durante un’operazione sul Monte Corno in Vallarsa, Filzi fu catturato dagli austriaci insieme al suo superiore Cesare Battisti — anch’egli irredentista trentino, già deputato al Parlamento di Vienna, già figura pubblica nota.

Per gli austriaci, due disertori catturati sul campo erano un simbolo da eliminare rapidamente. Il processo fu rapido. La condanna scontata: impiccagione per alto tradimento.

La sentenza fu eseguita il 12 luglio 1916, alle 19.30, nella fossa del Castello del Buon Consiglio a Trento. Fabio Filzi aveva 31 anni.

La via e la storia che racconta

Milano intitolò la strada a Fabio Filzi negli anni Venti — pochi anni dopo la fine di una guerra che aveva trasformato profondamente la città e il paese. Era un gesto di memoria, ma anche di identità nazionale: ricordare chi aveva scelto l’Italia quando l’Italia non era ancora sicura di vincere.

Oggi via Fabio Filzi è una delle arterie più moderne del centro di Milano — costeggia Porta Nuova, guarda verso la Stazione Centrale, è circondata da grattacieli e uffici. È difficile immaginare, passandoci, il torrente Seveso che scorreva lungo il suo tracciato curvo, o la Milano degli anni Venti che scelse quel nome per quella strada.

Eppure ogni cartello stradale è una storia. Basta sapere come leggerla.

Una curiosità in più

Dopo l’esecuzione di Fabio, suo fratello Fausto decise di lasciare l’Argentina — dove lavorava — per arruolarsi nell’esercito italiano e vendicare il martirio del fratello. Morì sul Monte Zebio il 8 giugno 1917, pochi mesi dopo. Due fratelli, due guerre, la stessa scelta.

Se ogni tanto ti chiedi cosa vedere a Milano, sei nel posto giusto!

Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
A tal proposito
Leonardo. Tutti i dipinti. 40th Ed. Ediz. italiana

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