In molte città del mondo la prima frase al telefono è “ciao, come stai?”.
A Milano no.
Qui la prima domanda è sempre e solo una: “Dove sei?”
Che tu sia il capo, l’amico, la mamma o il fidanzato, la regola è ferrea. Prima la geolocalizzazione, poi il resto.
Perché questo bisogno di sapere subito?
Tre spiegazioni plausibili:
Efficienza cronica – A Milano sapere dove sei equivale a sapere tra quanto arrivi.
Ansia da incastro – Tutti hanno mille impegni, quindi la posizione geografica è la base per calcolare il Tetris della giornata.
Curiosità mascherata – In realtà vogliamo solo capire se sei già all’aperitivo senza di noi.
Le varianti più comuni
“Oh, dove sei? Sto scendendo.”
“Dove sei? Perché io sono già arrivato.”
“Dove sei? Perché se sei in ritardo ordino io.”
A volte neanche un saluto, diretto e secco: “Dove sei?”
Il lato comico
Il bello è che anche con il GPS, le mappe in tempo reale, la condivisione della posizione su WhatsApp… la domanda resta.
È come un riflesso condizionato: ci viene naturale, come dire “grazie” o “permesso”.
E voi?
Ammettetelo: quante volte al giorno iniziate una telefonata con “dove sei?”?
E quante volte vi siete sentiti colpevoli a rispondere “…in ritardo”?
A Milano non importa chi sei, cosa fai o come stai.
La vera ossessione è sapere subito dove sei.
Il resto… si vedrà sul posto.

