A Milano basta pronunciare una parola: Mangiagalli.
Per molti significa un luogo nel quale è cominciata una vita. Per altri è il nome di una clinica, di una fermata da raggiungere o di una via di Città Studi. Dietro quel nome, però, si nasconde la storia di un uomo.
Lunedì 21 settembre il Policlinico di Milano celebrerà i 120 anni della Clinica Ostetrico Ginecologica “Luigi Mangiagalli”, una delle più importanti eccellenze mediche della città.
È un anniversario che racconta migliaia di nascite, generazioni di medici e ostetriche, ricerca, assistenza e innovazione. Ma è anche l’occasione per domandarsi chi fosse Luigi Mangiagalli e perché Milano continui a ricordarlo.
La Clinica Mangiagalli, la “Culla d’Italia”
Con oltre 6.000 nuovi nati ogni anno, la Clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano si conferma la “Culla d’Italia”.
Una definizione affettuosa, certamente, ma sostenuta da numeri importanti e da un’attività che non riguarda soltanto il momento della nascita.
La Mangiagalli è oggi un centro all’avanguardia che riunisce la Banca del Latte Materno, la donazione del sangue del cordone ombelicale, la “Culla per la vita” e l’alta specializzazione nella patologia della gravidanza e nella chirurgia fetale.
Al centro di tutto c’è la salute della donna.
La clinica rappresenta infatti un punto di riferimento per la diagnosi e la cura delle principali patologie ginecologiche, oltre che per il trattamento delle malattie più rare.
Alla cura si affianca la formazione. Qui ha sede una delle scuole di Ostetricia e Ginecologia più prestigiose a livello internazionale, un polo accademico e scientifico nel quale continuano a formarsi nuovi specialisti.
Un luogo, quindi, nel quale assistenza, ricerca e insegnamento procedono insieme.
Un’idea che ha molto a che fare con l’uomo del quale porta il nome.
Chi era Luigi Mangiagalli
Luigi Mangiagalli nacque a Mortara il 16 giugno 1850.
Si laureò in Medicina all’Università di Pavia nel 1873 e si perfezionò in ginecologia. La sua carriera accademica lo portò a insegnare nelle università di Sassari, Catania e Pavia.
Nel 1888 arrivò a Milano per assumere la direzione del reparto ginecologico dell’Ospedale Maggiore. Dopo un nuovo periodo trascorso a Pavia, tornò definitivamente nel capoluogo lombardo per dirigere la Maternità.
Milano diventò la sua città. E lui contribuì a cambiarla.
Mangiagalli possedeva una grande cultura umanistica, solide conoscenze scientifiche e una straordinaria capacità di lavoro. Non a caso veniva chiamato “l’uomo senza requie”.
Non era semplicemente un medico. Era un organizzatore capace di trasformare le idee in istituzioni.
Nel 1905 promosse la fondazione degli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano, creando un legame sempre più stretto tra assistenza medica, ricerca e formazione specialistica.
Lo stesso principio che ancora oggi caratterizza la Clinica Mangiagalli.
Il medico che divenne sindaco di Milano
La vita di Luigi Mangiagalli non rimase confinata nelle corsie degli ospedali e nelle aule universitarie.
Nel 1902 diventò deputato del Regno e nel 1905 fu nominato senatore. Nel 1922 venne eletto sindaco di Milano, incarico che mantenne fino al 1926.
Durante la sua amministrazione la città attraversò una trasformazione decisiva. Nel 1923 Milano si allargò attraverso l’annessione di undici comuni confinanti: Baggio, Affori, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla-Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino.
Quartieri che oggi consideriamo parte integrante di Milano, ma che fino a quel momento erano comuni autonomi.
Anche nell’attività politica Mangiagalli portò con sé la mentalità del medico e dello studioso: organizzare, costruire e creare istituzioni capaci di rispondere alle necessità di una città in crescita.
La sua capacità organizzativa fu inoltre determinante per la nascita dell’Istituto dei Tumori di Milano.
Luigi Mangiagalli e l’Università degli Studi di Milano
Uno dei progetti più importanti della sua vita fu la costituzione dell’Università degli Studi di Milano.
Mangiagalli lavorò alla sua nascita e alla sua organizzazione, diventandone il primo rettore. Continuò a occuparsi dell’ateneo fino agli ultimi anni della propria vita.
Ancora una volta ritroviamo la stessa idea: la conoscenza non doveva rimanere chiusa nei libri, ma trasformarsi in ricerca, insegnamento e cura.
Luigi Mangiagalli morì a Milano il 3 luglio 1928.
La città gli ha dedicato una via nella zona di Città Studi e la clinica ostetrico-ginecologica da lui fondata. Ma il segno più importante della sua presenza si trova probabilmente nelle istituzioni che contribuì a costruire e che continuano ancora oggi il proprio lavoro.
L’evento per i 120 anni della Clinica Mangiagalli
L’appuntamento del 21 settembre sarà l’occasione per ripercorrere le tappe di questo lungo percorso attraverso le persone che ne sono state protagoniste.
Durante la mattinata si alterneranno interventi di carattere clinico e scientifico affidati ai professionisti dell’ospedale. Uno spazio sarà inoltre dedicato al futuro, con la presentazione del nuovo Padiglione Sforza.
I lavori saranno introdotti dai saluti istituzionali di Marco Giachetti, presidente del Policlinico di Milano; Matteo Stocco, direttore generale; Nicola Vincenzo Orfeo, direttore sanitario; Marina Brambilla, Magnifica Rettrice dell’Università degli Studi di Milano; Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, e Guido Bertolaso, assessore al Welfare di Regione Lombardia.
Un anniversario che non guarda soltanto al passato, quindi, ma anche a ciò che la Mangiagalli continuerà a rappresentare per Milano.
Ascolta la storia di Luigi Mangiagalli
Oggi il nome Mangiagalli appartiene alla città.
Appare sulla facciata di una clinica, su una targa stradale e nei ricordi di migliaia di famiglie. Ma prima di diventare il nome di un luogo, è stato quello di un uomo.
Alla sua vita abbiamo dedicato una puntata di Non sono solo strade, il podcast di Milano da Vedere che racconta le persone nascoste dietro i nomi delle vie milanesi.
La prossima volta che sentiremo pronunciare il nome Mangiagalli, potremo quindi pensare alla clinica e ai suoi 120 anni. Ma anche al medico, al professore, al sindaco e al primo rettore che seppe immaginare una Milano capace di crescere attraverso la scienza e la conoscenza.
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