lunedì,16 Febbraio,2026
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Il Castelletto di Milano: la storia (quasi) dimenticata del primo bordello pubblico

Tra le pieghe della storia meneghina si cela un luogo tanto discusso quanto ignorato: il Castelletto, primo bordello regolamentato di Milano, sorto nel cuore della città medievale, tra leggi, moralismi e strategie di controllo sociale.

La prostituzione è un fenomeno antico quanto l’uomo, ma nei testi storici è spesso trattata con reticenza o cancellata del tutto. Anche a Milano, le fonti sono frammentarie e spesso filtrate dallo sguardo severo della morale religiosa. Tuttavia, un’eccezione significativa emerge nella seconda metà del Trecento, quando Gian Galeazzo Visconti decide di regolamentare ufficialmente l’attività.

Nel 1387 viene emesso un “decretum contra meretrices et lenones” con l’obiettivo di confinare e sorvegliare il fenomeno. Poco dopo, nel 1390, nasce ufficialmente il Castelletto, un isolato recintato nella zona del Pasquirolo, oggi corrispondente all’area tra piazza Beccaria e Corso Europa. Qui le prostitute operavano all’interno di tre case, gestite da donne note come Elisabetta, Lita, Paneria e la matrona Guglielminetta Fiamminga.

Il Castelletto, chiuso da un muro e accessibile solo da una porta sorvegliata, era il primo esempio di casa chiusa “pubblica”, sottoposta a regole precise: le meretrici dovevano indossare mantelline identificative e non potevano seguire le mode più raffinate, per impedirne l’ascesa sociale. Un controllo che si estendeva anche alla movida dell’epoca, tra sale da gioco, musica e danze. Il bordello pubblico, infatti, era un luogo di svago e trasgressione tollerato ma ben delimitato.

Con l’arrivo degli Sforza, la regolamentazione si rafforza: nel 1451 gli Statuti milanesi affidano la sorveglianza dei bordelli e delle bische al vicario del podestà. Il Castelletto prospera, tanto più durante i tumulti del Cinquecento, quando gli eserciti stranieri portano disordine e denaro facile.

Tutto cambia nel 1565, con l’arrivo dell’arcivescovo Carlo Borromeo. Il futuro santo considera il bordello pubblico un’offesa morale e un pericolo sociale. Oltre a promuovere iniziative di recupero per le meretrici, Borromeo spinge per la chiusura definitiva del Castelletto, ritenuto scandaloso anche per la presenza di una chiesa — San Giacomo in Raude — frequentata dalle prostitute e dai loro clienti.

Nel 1568, in un clima sempre più ostile, le autorità civili e religiose propongono la demolizione dell’isolato per costruirvi il nuovo carcere milanese, la Malastalla. Il Comune resta indifferente, ma la Curia finanzia l’operazione, che prosegue fino alla peste del 1576. Quando la peste termina, le demolizioni riprendono sotto la direzione dell’architetto Pietro Antonio Barca, e nel 1605 viene completato l’edificio con cortile e portale ancora visibili nel palazzo dei Vigili.

Ma alcune prostitute continuano ad abitare l’area. Toccherà a Federico Borromeo, con l’aiuto di benefattori locali come l’architetto Aurelio Trezzi, acquistare e demolire gli ultimi bordelli rimasti per fondare l’Oratorio di Santa Maria Immacolata, noto come Oratorio del Bellarmino;  venne poi trasformato poi nel Teatro Fiando e poi il Gerolamo per le marionette. Il gruppo di case dove si trovava l’Oratorio verrà infine demolito poco dopo l’unità d’Italia per creare Piazza Beccaria.

Le meretrici? Si sposteranno poco lontano, nella contrada dei Soncini-Merati, dove resteranno fino all’abolizione delle case chiuse con la legge Merlin del 1958.

📌 Conclusione:

Il Castelletto è una pagina poco nota ma significativa della storia urbana di Milano, dove si incrociano politica, religione, morale pubblica e controllo sociale. Un capitolo che ci ricorda quanto il passato possa essere sorprendente — e attuale.

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