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Perché il caldo si chiama Caronte? Dal traghettatore dell’Ade alle nostre estati infernali

Da qualche anno, ogni estate, spunta lui: Caronte. Non un meteorologo, non un influencer, ma il nome che viene dato alle ondate di caldo africano che trasformano Milano e l’Italia intera in un forno a cielo aperto.
E siccome non tutti ricordano chi fosse questo personaggio, vale la pena fare un ripasso veloce. Così, la prossima volta che al TG sentirai “Caronte porta il caldo infernale”, saprai che non si tratta di un autista dell’ATM particolarmente sfortunato.

Caronte, chi era davvero?

Nella mitologia greca e romana, Caronte era il traghettatore dell’Ade, colui che accompagnava le anime dei morti attraverso l’Acheronte, il fiume dell’oltretomba. Ma attenzione: non era un servizio gratuito.
Chi voleva passare dall’altra parte doveva presentarsi con la moneta giusta — l’obolo — che i parenti si premuravano di infilare sotto la lingua del defunto (o, in certe versioni, sugli occhi). Senza pagamento, niente passaggio: condannati a restare sospesi tra le nebbie per l’eternità. Altro che biglietto ATM.

Caronte nella letteratura

Non è un caso se lo incontriamo nei grandi classici:

  • Virgilio, Eneide (VI libro) lo descrive come un vecchio canuto con occhi di fuoco e mantello logoro, impegnato a spingere la sua barca ferrigna.

  • Dante, Inferno (canto III) ce lo mostra ancora più minaccioso: “Guai a voi, anime prave!”, urla ai dannati, con gli occhi cerchiati di rosso e il remo pronto a colpire chi non si muove abbastanza in fretta.

Insomma, non proprio il tipo con cui vorresti passare un ferragosto al mare.

Caronte e il caldo infernale

Ora, la domanda è: perché mai associare questo traghettatore di anime alle ondate di calore?
La risposta è semplice e, diciamolo, anche un po’ geniale: Caronte ti porta da una sponda all’altra. Nel nostro caso, ci “traghetta” dritti dentro il cuore della stagione più rovente. E visto che già nell’immaginario è legato a fuoco, tormento e pene eterne, l’accostamento è venuto spontaneo.

Dal 2012, infatti, i meteorologi italiani hanno iniziato a usare questo nome per indicare le ondate di caldo africano. Perché “anticiclone subtropicale” suona tecnico e noioso, mentre “Caronte” evoca subito sudore, afa e la sensazione di stare all’inferno… senza neanche la certezza di avere l’obolo per uscirne.

Curiosità (non solo estive)

  • Nell’antica Roma, “Caronte” era anche il soprannome dello schiavo che verificava la morte dei gladiatori: se serviva, dava il colpo di grazia con una mazza. Altro che certificato medico.

  • Nel teatro greco esistevano le “scale di Caronte”, macchine sceniche che permettevano agli attori di spuntare dal basso impersonando anime e spettri.

  • E non dimentichiamo che il principale satellite di Plutone si chiama proprio così: Caronte. In quel caso, però, niente caldo.

Conclusione

Dunque, la prossima volta che sentirai parlare di “Caronte” al telegiornale, non pensare solo al condizionatore che non ce la fa più. Ricordati che dietro c’è un vecchio nocchiero mitologico, con gli occhi infuocati e il remo in mano, pronto a traghettarti — oggi come allora — in un’estate che più che una vacanza sembra una prova generale d’Inferno.

Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
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