Tazio Nuvolari è considerato uno dei più grandi piloti della storia dell’automobilismo mondiale. Nasce a Castel d’Ario il 16 novembre 1892. I suoi miti sono il padre Arturo e lo zio Giuseppe, due ciclisti corridori che si fecero notare nella riunione ciclistica internazionale di Nizza del 1893. Lo zio, fin da bambino, gli faceva guidare le sue motociclette.

 

Nel 1920 ottiene la licenza di pilota di moto da corsa e subito partecipa alla sua prima gara ufficiale sul Circuito Internazionale Motoristico di Cremona, dove però viene costretto a ritirarsi. Il mondo dei motori è la sua passione e infatti partecipa anche alle gare automobilistiche vincendo il 20 marzo 1921 la Coppa di Verona con la Ansaldo 4CS di famiglia.

Nel 1923, a Busto Arsizio, arriva primo sulla sua Norton. Da lì a poco firma il suo primo contratto da professionista con la casa motociclistica statunitense Indian, per cui gareggerà insieme al primo pilota Amedeo Ruggeri. Tazio Nuvolari però non è fatto per fare il gregario, non va d’accordo col compagno e in varie occasioni non rispetta gli ordini di squadra. E così il contratto si conclude senza rinnovo.

Torna subito a correre su quattro ruote e, durante il circuito del Tigullio, la voglia di vincere lo porta a premere sull’acceleratore così tanto da uscire più volte di strada. A pochi chilometri dall’arrivo si stacca una ruota della Bianchi Tipo 18 e si capotta in un fosso. Tazio però vuole vincere, il meccanico che gli siede a fianco è intontito, scende dall’auto e chiede aiuto agli spettatori. L’unione fa la forza, chi in un modo e chi nell’altro sistemano la macchina, Tazio subito si rimette alla guida senza seggiolino, con una chiave inglese al posto del voltante, con accanto il meccanico svenuto e vince. Sì, vince, roba da non credere.

Si rimette nuovamente in sella alla sua Norton e, anche qui, viene fuori tutta la sua classe: su una due ruote da 500cc riesce a gareggiare con moto del doppio della sua cilindrata. Questo gli permette di farsi notare dal direttore generale della Bianchi, Gianfernando Tommaselli, che lo ingaggia nell’immediato.

Il primo compito è quello di sviluppare la nuova Bianchi Freccia Celeste con cui partecipa al Giro motociclistico d’Italia dove fa registrare il miglior tempo solo in un paio di tappe. Nel 1925 si trova al posto giusto, cioè l’autodromo di Monza, al momento giusto, cioè nel mentre l’Alfa Romeo stava cercando il sostituto del defunto Antonio Ascari (padre del più celebre Alberto) Tazio Nuvolari si mette al volante e riesce ad eguagliare i tempi di Ascari pagando il raggiungimento di questo traguardo con un cappottamento. Costole incrinate, ferite e contusioni non lo fermarono. La settimana dopo deve disputare il Gran Premio Motociclistico. Contro il parere dei medici si fa dimettere dall’ospedale, accetta di partire in ultima fila pur di essere ammesso alla gara e, tutto bendato e fasciato, si fa aiutare a salire in sella e… indovinate!? Eh sì, arriva primo diventando campione d’Europa nella classe 350.

Colleziona diversi successi corredati da alcuni incidenti che però non fermano mai il campione. Piuttosto di non correre si fa fare di tutto. Come ad esempio in occasione della corsa motociclistica di Verona dove, non riuscendo a reggersi in piedi per uno strappo alla schiena, si fa fare un’iniezione di morfina per calmare il dolore. E anche qui si classifica al primo posto.

Nel 1927 Tazio Nuvolari acquista 4 Bugatti e crea la sua squadra automobilistica, che vince il Gran Premio di Tripoli e poi il Circuito del Pozzo a Verona a cui seguono altre vittorie in circuiti minori. Arriva poi un periodo arido di vittorie, la Bugatti viene rielaborata ma non si ottengono i risultati sperati. Il nostro campione monta in sella alla sua Bianchi Freccia Celeste e partecipa a una gara motociclistica sul circuito del Lario dove fa mangiare la polvere a tutti gli avversari vincendo, accompagnato dall’entusiasmo del pubblico.

Tazio Nuvolari e Alfa Romeo

Nel 1930 entra in casa Alfa Romeo e con la nuova 6C 1750 partecipa alla Mille Miglia dove, in competizione con Varzi, usa un escamotage per fargliela sotto al naso. Nei pressi di Peschiera del Garda, stando dietro all’avversario, durante la notte, gli fa credere di avere un guasto e, a debita distanza, lo segue con i fari spenti fino a coglierlo di sorpresa sorpassandolo all’improvviso e vincendo la competizione.

Enzo Ferrari gli propone di entrare nella sua scuderia e Nuvolari accetta vincendo la Trieste-Opicina e il Tourist Trophy a Belfast. Nel 1935, nel tentativo di battere due primati europei di velocità, a bordo dell’Alfa Romeo 16C Bimotore creata da Enzo Ferrari, si lancia alla velocità di 320 Km/h sull’autostrada Firenze-Mare nel rettilineo di Altopascio. Una forte raffica di vento lo investe facendolo sbandare di otre 200 metri. Nuvolari riesce a controllare l’auto battendo i primati di velocità precedenti.

Il nostro Tazio Nuvolari dà anche una bella lezione alla Germania nazista. Nel Gran Premio di Germania si fa valere con la sua Alfa Romeo in barba alla Mercedes Benz e Auto Union tedesche vincendo la gara. Lui era sicuro della sua vittoria, si era portato dietro una bandiera tricolore nuova fiammante. Orgogliosamente la issò sul pennone più alto durante la celebrazione.

Dopo la Guerra partecipa ancora a due Mille Miglia che però non vince. Tazio Nuvolari muore l’11 agosto 1953 per un ictus. Il giorno dei funerali il corteo funebre è lungo chilometri. La bara di Nuvolari viene messa sul telaio di una macchina scortata da Alberto Ascari, Luigi Villoresi e Juan Manuel Fangio. Nella bara viene messo il suo volante preferito. Oggi riposa al cimitero monumentale di Mantova. Sulla tomba è incisa la frase “Correrai più veloce per le vie del cielo”.

tazio nuvolari
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