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venerdì 22 Gennaio

Burghy, ritorno al passato?

Burghy, in nome legato a Milano e non solo, ad un periodo "storico" che sembra a volte lontanissimo, ma è dietro l'angolo della storia....

Francesco Ferrucci, il Ferruccio dell’inno di Mameli

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Francesco Ferrucci, via che congiunge corso Sempione con piazza Sei Febbraio / viale Cassiodoro, è stato un valoroso condottiero nato nel 1489 a Firenze. Giovane dal carattere impulsivo e prepotente ricorreva spesso alla violenza per far valere le proprie ragioni.

La sua inclinazione belligerante e l’esperienza che ne conseguì portò alla sua nomina, nel 1528, di Commissario di Empoli. Francesco Ferrucci organizzò la città in maniera esemplare in preparazione dell’Assedio di Firenze, quando il condottiero Filiberto d’Orange guidò l’esercito imperiale sulla città.

Nel 1530 venne poi mandato a fronteggiare l’esercito di Volterra ribellatosi a Firenze. Il comandante Ferrucci non si lasciò scappare l’occasione di fronteggiare i nemici combattendo in prima linea e portando, in poco tempo, i volterrani alla resa.

Sulla scena a questo punto comparì Fabrizio Maramaldo, capitano di ventura a comando di un distaccamento dell’esercito spagnolo, che, posto l’assedio a Volterra, mandò un messo da Francesco Ferrucci per intimargli la resa. Questi lo rimandò subito indietro con l’avvertimento di non farsi più vedere altrimenti l’avrebbe appeso per il collo.



Allo sfortunato messo toccò tornare qualche giorno dopo con l’ordine di seminare discordia tra i volterrani e Ferrucci mantenne la parola: lo impiccò. Maramaldo non la prese nel migliore dei modi e tentò per ben tre volte un assedio alla città senza riuscirci. Dovette così ripiegare verso Firenze carico di odio e rancore per l’umiliante disfatta ricevuta.

Francesco Ferrucci si ritirò a Pisa e venne incaricato dalla Repubblica Fiorentina di radunare un esercito per liberare la città dall’esercito imperiale comandato da Filippo Chalons, principe d’Orange. Spinte dai patti di resa proposti dal condottiero Malatesta Baglioni le truppe imperiali si mossero dalle colline a sud di Firenze per andare incontro all’esercito di Ferrucci.

La battaglia tra i due schieramenti avvenne il 3 agosto 1530 a Gavinana e si concluse con la morte di Filiberto di Chalons e con resa del nostro condottiero ferito e stremato. Un’occasione imperdibile per Fabrizio Maramaldo per prendersi la sua rivincita: fece condurre il prigioniero sulla piazza di Gavinana e ordinò ai propri soldati di ucciderlo. Nessuno si mosse. Il Maramoldo allora lo colpì lui stesso a sangue freddo. Prima di spirare il Ferrucci disse “Vile, tu uccidi un uomo morto!

Diventato emblema del sentimento di orgoglio nazionale il condottiero fiorentino viene citato nell’Inno di Mameli nella quarta strofa:

«Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò

Francesco Ferrucci
Francesco Ferrucci

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