Veramente una domenica bestiale quella che abbiamo, per fortuna, lasciato alle spalle.

E’ stata una giornata dedicata quasi esclusivamente alle polemiche, sul web sui giornali in tv. Non è certo mia intenzione ritornarci sopra, lasciando ovviamente ad ognuno il proprio pensiero.

Quello che però, ancora una volta, mi stupisce in modo negativo è il modo, o se preferite il linguaggio che spesso si usa quando c’è da esprimere pareri magari su una bacheca di qualcuno che non la pensa come noi.

Sembra che il dialogo, fonte unica per la risoluzione dei problemi, sia un concetto lontano anni luce. E’ più facile e per certi versi più comodo, scagliarsi contro quello che non è più una persona che la pensa diversamente da noi, ma un nemico, con toni pesanti e male parole.

E guardate bene che non mi riferisco esclusivamente a quanto accaduto ieri per “l’affare statua”: è proprio un modo che negli ultimi anni i social hanno amplificato portandolo a livelli davvero pesanti.

Ho letto e riletto per esempio quanto scritto da due esponenti delle istituzioni milanesi: i commenti ai loro post sono stati a volte di una violenza, verbale, pazzeschi. Sembra che cercare di spiegare il proprio pensiero sia una missione impossibile.

Per quel che mi riguarda, ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire esprimere un pensiero non condiviso. La cosa curiosa è che, non occupandomi di cronaca nè tanto meno di politica, gli attacchi ricevuti sono stati su un qualcosa che potrei definire un gusto personale.

Sarebbe come, e non vado molto lontano dalla realtà, se scrivessi che la pizza margherita per me è la più buona di tutte e mi venisse risposto che sono una testa di cazzo perchè la margherita fa cagare. Capite bene che un commento del genere non solo non porta a nulla, non esprime una alternativa, ma serve solo a dare contro.

Alla luce di tutto questo quindi penso che il vero obbiettivo sia quello di riuscire a ritrovare il dialogo: opinioni diverse creano una discussione che a sua volta porta ad un ragionamento. Basterebbe fermarsi qui per aver ottenuto un grande risultato. Purtroppo mi sembra che si sia davvero lontani…

una domenica bestiale
una domenica bestiale
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...