stadio
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Se come il sottoscritto non avete l’abitudine di andare allo stadio, continuate a leggere, potreste scoprire cose davvero particolari.

Premessa: oggi sono andato allo stadio. No, non a vedere la partita. Sono andato per trovarmi davanti ad un ingresso prima dell’inizio dell’incontro, per salutare due amici. Non l’avrei mai fatto se non fosse stata un’occasione per scambiare due parole: solitamente ogni volta che c’è una partita allo stadio, cerco di essere il più lontano possibile.

Mi incammino insieme ad altri tifosi, ma a differenza loro faccio poca strada abitando in zona. Appena arrivato dove c’è la metropolitana (M5, lilla, capolinea San Siro Stadio), inizio ad osservare un po’ tutto con la consapevolezza di essere in un “mondo” diverso dal mio.

Cronaca: di gente ce n’è davvero tantissima. Sbuca un po’ dappertutto: dalla metro, a piedi, dalle auto, dai decine di pullman. E tutti si incamminano verso lo stadio, anche se sono le ore 18.10. Pochi passi ed ecco il profumo inconfondibile dei panini: ce n’è per tutti i gusti, ma davvero tutti, peccato solo che per riuscire a prenderne uno, dopo averlo pagato, l’attesa grosso modo è pari a quella della durata della partita (è per questo che la gente arriva così presto???). Il numero di “baracchini” che vendono cose da mangiare è impressionante, soprattutto perchè racchiusi in pochi metri. Ed al loro fianco, ecco quelli che vendono magliette, bandiere, sciarpe, cuscinetti e tutto quello che occorre al vero tifoso. La fila anche qui è come quella davanti a palazzo Marino quando mettono in mostra il quadro natalizio.

In lontananza si vedono i cancelli di ingresso allo stadio: anche qui centinaia, migliaia di persone attendono il loro turno per entrare, cantando e sbeffeggiando l’amico avversario per una sera.

Ed in mezzo a tutto questo, un altro piccolo mondo, fatto da persone che si aggirano tra la folla con il carrello della spesa, vendendo acqua e birra, sacramentando quando qualche bottiglia si rompe; e poi quelli che ti avvicinano con in mano un pacco di carta e ti chiedono se vuoi un biglietto per l’anello (non ho capito il colore). Una volta si chiamavano bagarini, oggi non so.

Poco più in là le troupe televisive che prima di entrare realizzano qualche servizio chiedendo a chi passa a portata di microfono chi vincerà questa sera. Polizia, carabinieri, volanti, furgoni… ho perso il conto del numero di uomini e donne delle forse dell’ordine.  E poi come non notare loro, i cani poliziotto. Decine in giro con il loro agente che si apprestano a compiere il loro dovere (ma che secondo me sono disturbati pure loro dal profumo della salsiccia che arriva ogni 10 secondi).

Mancano ancora 90 minuti all’inizio della partita ed io ne ho avuto abbastanza. Lascio lo stadio e controcorrente cerco di riguadagnare la strada, stupendomi ancora una volta della quantità impressionate di esseri umani che stanno raggiungendo il Meazza.

Ma le scene più belle erano proprio lì sotto lo stadio, dove per una sera, anzi meno, quei due amici, uno in maglia rossonera e l’altro nerazzurra, se ne stavano dicendo di tutti i colori. Mangiando un panino e dividendosi la birra.


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Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...