Finalmente da Starbucks
Finalmente da Starbucks

Al lettore va fatta una doverosa premessa: odio le code. Le odio in posta, alla cassa del supermercato, ai musei, in farmacia. Se non è quindi di vitale importanza, non le faccio.

E le code per entrare da Starbucks (almeno la domenica mattina), sono finite. Non ho potuto quindi esimermi dall’entrare anche io per la prima volta nel gigantesco locale di Cordusio, dopo averne letto per mesi.

Palazzo Broggi, conosciuto soprattutto come Palazzo delle Poste è meraviglioso. Inaugurato nel 1901, ha ospitato fino al 1932 la sede della Borsa (poi traslocata a Palazzo Mezzanotte), è divenuto poi di proprietà di Poste Italiane ed è stato venduto ai cinesi qualche anno fa. Ed ora ospita una sorta di Gardaland del caffè (ma non solo).

Mi viene in mente solo un aggettivo dovendo descrivere Starbukcs: “TANTO”. E’ tanto grande, tanto scenografico, tanto tutto. Credo di aver letto nei mesi scorsi che ricordava la Fabbrica di Cioccolato di Willy Wonka e posso solo confermarlo. Ti aspetti di vedere gli Umpa-Lumpa sbucare tutti operosi e mettersi a macinare il caffè nella gigantesca macchina piazzata nel mezzo del locale che lo fa tutto il giorno, con la gioia dei clienti che ammirano questo fascinoso processo.

Ci sono miscele di caffè e gadget sparsi qua e là, in bella mostra e tutti da acquistare. Per gli amanti del buon caffè, la scelta è davvero ottima.
Immagino che anche i prodotti da banco siano di ottima qualità. Dico immagino perchè (ahimè) lì la coda c’era ed è una cosa che non riesco a capire: mettersi in coda la domenica mattina, come se si fosse alla mensa aziendale, per un caffè (fosse anche il frappocappuccino visto migliaia di volte nelle sit-com americane), una brioche o una fetta di torta…

Ecco io proprio non ce la faccio. Va detto però che le facce dei clienti in coda erano belle serene, quindi sicuramente si sono goduto anche la coda. Buon per loro. Io continuerò a non sapere cosa mi sono persa, e ne parlerò con la Ketty, la ragazza che gestisce il bar sotto casa mia, mentre mangio una un’ottima fetta di torta, con un banalissimo cappuccino italiano.

E senza fare la coda…


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