Decio
Decio

Decio chiude. A fine maggio le serrande saranno abbassate definitivamente sullo storico locale di corso Garibaldi.

Lo dico subito, per evitare fraintendimenti: io non ho mai comprato da Decio e non credo di andare a fare acquisti per la prima volta proprio adesso.

Ma Decio è stato ed in un certo senso è ancora un certezza. Nato e cresciuto a pochi passi da lì, da bambino frequentavo (anche) l’oratorio di Santa Maria Incoronata. Obbligatoriamente sul tragitto passavo davanti alle vetrine di Decio che, il caso, aveva lo stesso nome del mio insegnante di ginnastica. Un nome facile da ricordare.

Tanto facile che con gli amici l’appuntamento era “davanti al Decio” per poi andare in giro o come detto all’oratorio. Certo, all’epoca (parliamo dei primissimi anni ’80) la zona non era quella che vediamo oggi. Ma neanche per sbaglio. Starbucks no, non c’era e come lui tanti dei negozi, bistrot e locali che oggi facciamo fatica a contare.

Mancava all’appello anche Eataly, ma lo Smeraldo era lì, presente. E di fronte dove oggi troviamo Princi, c’era il “Superspaccio“, una sorta di mercato al chiuso. Davanti all’ingresso un chiosco di giornalini e poco distante un vespasiano (approfitto: nella collezione di foto della vecchia Milano, ci manca quella di piazza XXV Aprile in cui si veda questo vespasiano. Se tra voi ci fosse qualcuno con un gusto pessimo che avesse fatto la foto… ringraziamo in anticipo!). Corso Como non era pedonale e tanto meno piena di negozi scintillanti.

E potremmo andare avanti per ore a raccontare cosa era questa zona trent’anni fa, ma siamo certi che molti di voi la racconteranno.

Tornando a Decio: mi mancherà. Mi mancherà non vedere più la sua vetrina e in un certo senso mi mancherà di sapere che, qualora mai li rincontrassi, non poter dire ai miei vecchi amici “ci vediamo davanti al Decio“.

Anzi no. Dovesse capitare, l’appuntamento lo fisseremo, ancora una volta, lì davanti.

Ciao Decio. E grazie!


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