Casa degli Omenoni

Poco distante dal teatro alla Scala, ecco Casa degli Omenoni. Ma torniamo indietro nel tempo. Siamo in pieno ‘500 quando ad Arezzo nasce tal Leone Leoni. Studia da scultore ed intagliatore a Venezia e grazie alle origini comuni con Pietro Aretino (da Arezzo) trova subito le strade giuste.

A Roma, nel 1538 viene a mancare l’apporto di Benvenuto Cellini, appena arrestato. Il posto vacante di incisore viene assegnato a Leone, che diventa così il riferimento per la zecca pontificia. Per poco però, perchè nel 1540 cospira e viene scoperto, rischiando anche la mano che fortunatamente gli viene graziata.

Scappa e ripara a Milano nel 1542 guadagnandosi la stessa carica, ma per la zecca di Spagna. Carlo V lo stima e lo finanzia affidandogli ritratti a ripetizione. Tempo pochi anni e compra casa iniziando a ristrutturarla ed occupandosi personalmente dei progetti e dei decori.

Tale padre tale figlio: anche Pompeo Leoni cresce scultore, aiutando il padre nell’ultimazione della casa di famiglia. I due scolpiscono per la facciata otto telamoni, enormi uomini che sembra prendano vita dal palazzo affacciandosi sui passanti. Grossi uomini, da cui Omenoni, il nomignolo milanese che si appiccica prima alla casa e poi alla via su cui affaccia.

I Leoni fondano una scuola di scultura ed incisione frequentata anche da Jacopo Nizzola, da Trezzo sull’Adda, e successore come medaglista di corte di Filippo II. La casa degli Omenoni in questo momento è anche una galleria d’arte da far impallidire gli Uffizi.

Leone e Pompeo sono entrambi collezionisti con il vizio di intendersene. Qui, fino al 1590, dietro queste finestre avremmo visto tele del Tiziano, del Correggio, copie di statue romane come il Marco Aurelio del Campidoglio e non ultimo, il codice Atlantico, arrivato qui dopo il passaggio a Francesco Melzi.

Nel ‘900 viene ristrutturato a firma Portaluppi. Non male questa Casa degli Omenoni.

Milano (è) da Vedere