Scoprire Milano: tredicesimo itinerario

2022

Per chi si fosse perso il giro di ieri, c’è modo di recuperare: basta scendere a Cadorna (linea 1 o 2 della metro) e percorrere via Carducci. All’altezza dell’incrocio con corso Magenta ieri ci siamo fermati e per l’appunto, oggi ricominciamo da qui.

Il dubbio sulla direzione da prendere lo abbiamo ancora, ma visto che da qualche parte dobbiamo andare, oggi decidiamo di proseguire dritto, quindi sempre lungo corso Magenta. Anzi, per dirla tutta, giriamo sulla destra del bar Magenta e prendiamo via Buttinone e subito a sinistra un breve tratto di via Terraggio; prima di tornare sulla strada maestra (sempre corso Magenta) alziamo lo sguardo per ammirare il palazzo che troviamo in corrispondenza dei civici 1 e 3. Se non l’avete mai notato, aspettate di conoscere quello che c’è dietro. Se infatti entrate nel portone (quasi sempre aperto) che vedete proprio al numero 1, oltre al giardino per bimbi potrete notare una costruzione che “stona” con il resto. Questo che vedete è un palazzo che  Lodovico il Moro donò a Lorenzo de’ Medici,   affinchè Il Magnifico avesse un alloggio importante  quando veniva a Milano in visita agli Sforza. Non male come sorpresa eh? Tenete conto che per vedere meglio questo palazzo potreste entrare, custode permettendo al civico 23 di corso Magenta.

Qui davanti a noi, dall’altro lato della strada ecco Palazzo Litta: Committente dell’edificio fu Bartolomeo III Arese, conte di Castel Lambro. Siamo nella prima metà del ‘600 e sembra che le mani sull’edificio preesistente vennero messe dal Richini, ma la morte di questi e il disinteressamento (per problemi vari) prima e la morte poi dell’Arese, rallentarono i lavori per diverso tempo. Anche il successore di Arese non vide la fine dei lavori: morendo senza figli maschi, lasciò tutto alle figlie Elisabetta e Paola che nel frattempo si erano sposate con Pompeo ed Antonio Litta.  Insomma, una vita travagliata fin dall’inizio: più vicini ai giorni nostri poi i danni ingenti della seconda guerra mondiale che ne devastarono l’interno. Immediati i restauri ed ancora poi un intervento nel 1989 per arrivare a quello che oggi possiamo ammirare.

Rimaniamo sul lato di palazzo Litta e procediamo per pochi metri: dall’altra parte della strada ecco che notiamo la facciata del Monastero Maggiore di San Maurizio. Ora, quello che state guardando, lo diciamo sempre, è l’esatta idea, sbagliata, di quello che la maggior parte della gente ha di Milano: una città grigia, a volte con poco significato. Quanto le apparenze ingannano. Se infatti si avesse un poco di curiosità e di voglia si sapere e si aprisse quella porta (fisica per quanto riguarda la chiesa, metaforica per la città di Milano) verremmo sovrastati da colori e bellezza. Questa è Milano, questa è San Maurizio, un capolavoro che non possiamo spiegare a voce e che anche il video che vi mettiamo qui non rende giustizia a tanta bellezza. Dovete vederla dal vivo, alzare la testa ed ammirare ogni dettaglio. Difficile trovare altrove una meraviglia del genere