Siamo nella settimana di ferragosto e quindi possiamo prendercela un filo più con calma. Oggi, niente centro, andiamo verso la periferia, anche se, ricordiamolo, siamo sempre in città. Prendiamo l’autobus numero 80 (da De Angeli, linea 1 della metro) e dopo qualche fermata, scendiamo in via Caldera. Appena scesi dall’autobus, guardiamo intorno: siamo ai margini ovest della città. Quello che vedete adesso è “frutto” dei mondiali del 1990. La strada, la via Novara, non era così prima di quell’evento. Non avremmo trovato neppure quel ponte pedonale blu che l’attraversa. Davanti a noi quel che resta di un hotel, famoso negli anni passati per ospitare le squadre di calcio che venivano in trasferta a San Siro. Tra nuove case ed il centro direzionale da una parte e distese di prati dall’altra, incamminiamoci lungo la via Caldera per un 200 metri. Noterete che le costruzioni anche sulla sinistra stanno diminuendo e subito dopo un parcheggio ecco che vediamo una cascina. Entriamo in quello che è un ingresso del parco delle Cave e fermiamoci a vedere questa cascina: troverete tanti simpatici animali. Dai cavalli alle mucche, dall’asinello alla capra, dal maialone (one perchè è grandissimo) alle immancabili oche. A noi piace sempre venire qui a sentire questi odori che, magari a qualcuno fanno storcere il naso, ma che a noi danno quella sensazione di campagna.

Riprendiamo la nostra passeggiata immersi nel verde. Seguiamo il vialetto che abbiamo preso all’inizio e rimaniamo su questo per tutta la durata della nostra passeggiata: non per altro, ma non vorremmo farvi perdere dentro il parco! Vi avvisiamo: la camminata non è corta, ma vi assicuriamo che sia lungo il tragitto che la destinazione vi ripagheranno dei 4 passi che state facendo. E’ infatti molto bello passeggiare qui: la varietà di alberi, piante che trovate è incredibile se pensate che siamo a Milano, a due passi dallo stadio. Il parco è davvero molto grande e ci sono tante cose che meritano di essere viste. Tenetelo presente per una prossima passeggiata.

Abbiamo camminato per un po’, ad occhio potremmo dire una trentina di minuti e se non avete preso vialetto secondari ed avete sempre tenuto questo lato, dovreste iniziare a vedere in fondo, qualche casupola. Avvinandoci ancora noteremo il retro di un’altra cascina, una cascina che anche ultimamente è molto citata dai giornali. Siamo infatti sul retro di cascina Linterno.

Fino  alla fine del cinquecento era “ad Infernum”: no niente paura, nessun povero diavolo. Semplicemente (è probabile) che questo nome derivasse dal  longobardo “In-Fern” che altro non voleva dire che “fondo lontano”. Ricordiamoci dove siamo: se oggi è quasi fuori Milano figuratevi ai tempi dei Longobardi.

Ad ogni modo qui, come avrete letto, sembra che qui abbia dimorato Francesco Petrarca, durante il suo soggiorno milanese. Entrate e curiosate: grazie all’associazione “Amici Cascina Linterno” è tutto tenuto molto bene e i recenti interventi hanno sistemato alcune cose. Se poi avete la fortuna di incontrare Gianni….

Vi lasciamo qui, a riposare e contemplare questo luogo, non prima però di avervi fatto leggere quanto scrivevano un tempo, a proposito di questa zona; in particolare  Abou-Casem Jambourifurt, nel libretto tascabile “Una passeggiata alla Villa di Petrarca in Linterno fuori tre miglia da Porta Vercellina”, in merito al paesaggio agreste incontrato lungo il percorso da C.so Magenta a Via Fratelli Zoia, afferma: “… la strada a destra (l’attuale Via Fratelli Zoia) che incontrammo dopo un quarto di miglia dirimpetto a Sella Nova, presto ci condusse alla Cascina Barocco, frazione di detta Sella Nova, alla quale vien subito dopo Linterno. Ed ecco percorso in bella e ridente strada fra il canto degli usignoli e’l mormorio dei ruscelletti, tre miglia circa. La prima casa di questo paese a comparire fra l’alte siepi formò l’oggetto della nostra curiosità. In questa – umidi gli occhi sempre e ‘l viso chino – sedea il cigno di Valchiusa lungi da’ fracassi, bisognoso più che mai di quella cara pace che al cuore dei mortali è cibo e vita …