Piazza Sant'Ambrogio
Piazza Sant'Ambrogio

Piazza Sant’Ambrogio

Ci eravamo lasciati in piazza Sant’Ambrogio al termine del nostro precedente itinerario. Da qui ripartiamo di buona lena perchè, in poca strada da fare, abbiamo tante cose da vedere. Iniziamo dalla pusterla: porta il nome di Sant’Ambrogio ma è molto molto più giovane. Non lasciatevi ingannare infatti dall’aspetto: quello che avete davanti agli occhi è un rifacimento del 1939 ad imitazione di quella antica. Certo, qualche pezzo delle porte e delle mura medievali originali (demolite nel corso dei secoli ) è stato riutilizzato. Così come le tre statue di santi, Ambrogio, Gervasio e Protasio,  del XIV secolo.

Di questo luogo ci piace sempre ricordare un episodio storico: nel 1385 Gian Galeazzo Visconti attirò qui  lo  zio Bernabò con una scusa. Questi si presentò tutto felice con i figli ma il nipote lo fece catturare e portare al Castello di Trezzo, dove avrebbe poi trovato la morte per avvelenamento.

La basilica di Sant’Ambrogio

Pochi passi ed ecco la Basilica del nostro Patrono: qui non dovete far altro che entrare e guardare. Guardare tutto, fin dall’entrata. Lasciatevi trasportare dalla storia: qui ce n’è davvero tanta ad ogni angolo. Ogni cosa racconta episodi della storia della nostra città.

Per darvi un’idea di quello che è questo luogo, vi scriviamo qui una lettera: ” Abito nell’estrema periferia occidentale della città, presso la basilica di Sant’Ambrogio. La casa è assai salubre, posta sul lato sinistro della chiesa; davanti a sè ha il pinnacolo plumbeo del tempio e le due torri della facciata; dietro guarda le mura della città, un vasto tratto di campi verdeggianti e le Alpi che appena trascorsa l’estate biancheggiano di neve. Ma direi che il più dolce spettacolo che mi si offre è quello dell’altare che io non presumo ma so essere stato sepolcro di tanto uomo, e spesso, pieno di venerazione, contemplo nel marmo quasi viva e spirante la sua immagine, che dicono somigliantissima, sulle alte pareti. Ciò basterebbe a compensarmi dell’essere venuto qui: mi è infatti impossibile descriverti la dignità di quel volto, la maestà di quella fronte, la serenità di quello sguardo; manca soltanto la voce perchè veda Ambrogio redivivo.”

Che belle parole eh? E pensate che queste sono di Francesco Petrarca. Sì, proprio lui. E se per un attimo date le spalle alla Basilica (dalla piazza) troverete una targa a testimonianza che la casa di cui parlava era proprio lì. Non male eh? ( soprattutto pensate che all’epoca qui eravamo all’estrema periferia…..)

Un incontro con il diavolo

Dopo, ci auguriamo, una belle visita all’interno di Sant’Ambrogio, dopo aver visto la colonna del diavolo (leggenda vuole che lì il nostro patrono ed il povero diavolo se le siano dette di ogni e Ambrogio, non ancora Santo, diede un bel calcione nel sedere a Lucifero che picchiò la testa sulla colonna: non fosse stato per le corna, chissà che male! E invece…ecco i buchi lasciati dalle due corna. Buchi che ovviamente puzzano di zolfo e appoggiando le orecchie sentirete il rumore dell’inferno!!) ed anche il nuovo campo da bocce di Milano, come affettuosamente i milanesi hanno ribattezzato la strada che porta verso corso Magenta, buttiamoci in via Lanzone.

Chiesa di Sant’Agostino

Pochi passi giusto il tempo di superare un ingresso secondario della Cattolica che ecco spuntare una minuscola chiesa, uno delle poche che al primo piano ha finestra e persiane. E’ la chiesa di uno dei Santi più importanti, ben più famoso di Ambrogio (nel mondo, ovviamente): siamo davanti alla chiesa di Sant’Agostino. Tutto piccolo qui a dispetto della grandezza del Santo. Ma una visita conviene farla: quattrocento e settecento lasciano una loro testimonianza anche qui. La storia è sempre ovunque noi andiamo.