Alessandro Borghese

Alessandro Borghese, accento romano ma nato a san Francisco, studi all’ International School e gavetta in giro per il mondo, portavoce di garbo e semplicità con anelli da rocker che urlano. Da pochi mesi ha aperto a Milano il suo ristorante, “Il Lusso della Semplicità“. Gli abbiamo chiesto di rispondere ad alcune domande.

Quanto sei credibile per te stesso? Quanto conta la tua credibilità? E Alessandro Borghese, accento romano ma nato a san Francisco, studi all’International School e gavetta in giro per il mondo, portavoce di garbo e semplicità con anelli da rocker che urlano… Com’è che è diventato cuoco?

<Sei lo chef? Io studio per diventare come te>. È una frase che mi sento dire spesso. Tre parole. Chef. Studio. Diventare. Mi riportano indietro nel tempo, quando ho lasciato la casa paterna, con mia madre all’apice della sua carriera, che in qualche intervista rilasciava dichiarazioni sottolineando che non volessi andare all’università per diventare cuoco. Negli anni ’90 non era un’opinione diffusa come oggi. Le scuole alberghiere non vantavano un numero così alto di iscritti e i cuochi non diventavano un brand. Fu una scelta sofferta. Non è facile abbandonare la strada che i tuoi genitori vorrebbero per te e che in qualche modo già iniziano a spianarti. Avevo cinque anni quando, ogni domenica mattina, mi svegliavo col profumo del ragù dentro casa. Mi alzavo molto presto e andavo in cucina per osservare le mani di mio padre muoversi in assoluta sicurezza tra fornelli, piatti e coltelli. Quei momenti hanno il sapore indimenticabile di quel ragù che inonda la fetta di pane per la colazione domenicale. Il sorriso di mio padre concesso nel descrivermi una ricetta, i suoi consigli come un regalo speciale, hanno sviluppato gradualmente oggi il mio essere chef e rifare quel piatto con la stessa emozione della prima volta. Dopo il diploma, ho scelto la mia passione e lo studio per dare credito ad una professione in continua evoluzione. Il puntare a un obiettivo, risulta vincente per non diventane l’obiettivo stesso. Se Jimi Hendrix e sua la chitarra avessero già un destino scritto o fosse solo una fortunata casualità? Ed è sempre una mera casualità, la sua capacità di arrivare a toccare le corde dell’animo umano, con i suoi assoli? Di sicuro, quando il talento influisce sulla credibilità, necessita di fortuna e di volontà nel coltivarlo, altrimenti, rischia di fermarsi al quel senso comune nel seguire la moda. La mia carriera di chef è iniziata con una lunga gavetta più di venti anni fa. La televisione e la popolarità sono arrivati nel 2004 e da più di dieci anni sono in onda con i miei programmi di cucina. Sono in onda su Sky e TV8 con “Alessandro Borghese Kitchen Sound”, tutti i giorni a ora di pranzo. La nuova stagione di “Alessandro Borghese 4 Ristoranti” sta avendo sempre più ascolti, sul web si è scatenata la meme-mania targata #Ale4Ristoranti. La terza stagione del campionato italiano dei “Cuochi d’Italia” è onda su TV8 ed è stato uno dei programmi più seguiti della fascia serale e ne seguiranno altre! Sono molto contento di essere stato un anticipatore di questa nuova tendenza, avevo un’idea del successo della cucina in televisione, da quando era singolare diventare testimonial di un prodotto gastronomico, come a screditare. Nulla di più falso, la cucina e tutto ciò che ruota intorno ad essa, genera sviluppo e professioni nuove e originali, qualche anno fa non esistevano tutte queste considerazioni e preparazioni sul cibo. Sono sempre stato un sostenitore del progresso, accorcia le distanze e migliora la cultura: il periodo storico che stiamo vivendo, dove la competenza di molti e la l’immaturità, per fortuna di pochi, al servizio di un pubblico esigente e finalmente più esperto nel voler assaporare le pietanze degli Chef. Quando ho iniziato a raccontare la cucina italiana attraverso le persone, non immaginavo di diventarne l’esempio, guardare alcuni programmi e rivedere le caratteristiche dei miei primi format con l’evoluzione di oggi è un enorme successo. L’aver sdoganato la cucina e a impastarla con altri universi affini, come ad esempio l’universo musicale e l’arte. Il cibo è diventato argomento principale di tanti, dalla stampa al web, finalmente non solo i giovani, hanno potuto esternare la propria passione, creando un business che aiuta sicuramente l’economia del nostro Paese. Sono molteplici le opportunità di lavoro in questo ambito che è parte della nostra cultura. L’Italia all’estero è vista come la patria dell’eccellenza, abbiamo la materia prima, la storia di piatti incredibili, solo noi non l’abbiamo ancora capito! Alcuni vicini di casa, hanno saputo valorizzarsi meglio, potremmo avere molta più fiducia in noi stessi, osare e crederci di più.

 

Il suo approccio alla ristorazione è molto imprenditoriale e la cucina resta il fulcro di tutti i progetti: format televisivi con sfide all’ultimo fusillo o con video tutor musicati, catering e da qualche mese un ristorante a Milano. Cosa si mangia al Ristorante AB- Il lusso della Semplicità?

Sono un imprenditore che vuole esporsi ai rischi che ogni lavoro comporta. La società “AB Normal – eatertainment company”, è nata dopo l’incontro con mia moglie. All’epoca Wilma (Oliverio) lavorava per una multinazionale; insieme abbiamo deciso di dare progettualità alle mie idee. L’azienda, con sede a Milano, si occupa di ristorazione con il brand: “Alessandro Borghese – il lusso della semplicità”, con il ristorante, il catering per eventi e il pastificio Pasta Fresca in (Via Washington, al numero °82). La società presenta un modello di business innovativo, fortemente integrato e caratterizzato da una struttura supportata dall’attività di Marketing e Licensing e dagli uffici di progettazione e food consulting per location nell’ambito della ristorazione e produzioni televisive. Il Ristorante, era nell’aria da tempo. Lo dovevo ai tantissimi sostenitori e agli ospiti che in questi anni hanno gustato i miei piatti durante i nostri ricevimenti privati e pubblici, dovevo aprire la cucina di “Alessandro Borghese – il lusso della semplicità” a tutti. L’occasione è arrivata quando abbiamo ampliato la sede milanese della AB Normal srl, nel cuore della City Life, in Viale Belisario – al numero °3. Volevo essere trasparente, per questo abbiamo un’enorme cucina a vista sulla sala in un ambiente caldo e sensuale. Il menu cambia anche ogni settimana sono gli ingredienti che mi ispirano, la materia prima di stagione. Cinque antipasti, cinque primi piatti, cinque secondi piatti e cinque dolci. La cucina del ristorante è collegata oltre che alla sala anche al bistrot con sfiziosità calde e croccanti da accompagnare a ottimi cocktail. Un posto elegante dove si gustano le tradizioni più saporite. E poi c’è la nostra Living con cucina interna per i corsi di cucina, cene e pranzi privati e per le riunioni aziendali e team building. Mantenere la semplicità in cucina vuol dire tante cose, potrebbe significare ridurre un piatto alla sua forma base o focalizzarsi su un ingrediente per sperimentarne l’essenza. In qualunque caso, “semplice” in una cucina raramente significa “facile”. Quando si entra in cucina c’è studio, progettualità, fantasia, tutto questo se lo stai facendo per qualcuno. Sono innamorato dell’arte gastronomica italiana, è storia. Sapore. Passione. Genuinità. Semplicità. Cucinare è un atto d’amore, voglio trasmettere un’emozione, voglio compiacere chi viene a trovarmi, voglio far felice i miei ospiti. La mia è una cucina di tradizione, da lì occorre iniziare, evolversi e approdare a definire la propria personale cifra gastronomica; quello stile che fa riconoscere un tuo piatto.

Lista di attesa e pagamento anticipato. Sulla prima le chiedo conferma, sul pagamento anticipato (o caparra che dir si voglia, che serve a tutelare il ristorante che riserva un tavolo e investe sulla vostra presenza), la curiosità è come sia riuscito a far passare questo concetto molto anglosassone a Milano?

Alessandro Borghese
Alessandro Borghese

All’estero sono sempre stati più bravi di noi a comunicare le loro eccellenze, ma il buon cibo parla italiano! La prenotazione con carta di credito in Italia è vista ancora con diffidenza, ma tutela i ristoratori che, come me, lavorano con materie prime d’eccellenza dal no-show. Con la mia azienda stiamo lavorando per migliorare questo servizio e farlo diventare una sana abitudine che migliora il servizio per i clienti e il lavoro dei ristoratori, del resto è un’abitudine ampiamente diffusa anche in Italia per le prenotazioni di un viaggio e conferme in Hotel. L’Italia all’estero è vista da tempo come la patria dell’arte culinaria, abbiamo la materia prima, la storia di piatti incredibili, solo noi non l’abbiamo ancora capito! Oggi si parla di cibo, di cosa si mangia, di quello che bisognerebbe mangiare, di come si prepara un piatto, più di quanto si sia mai fatto in passato; e di come s’impara a copiarlo. Abbiamo la fortuna di avere alla mano, il più moderno mezzo di comunicazione della nostra epoca. In rete esistono molte realtà, applicazioni che ci permettono di navigare in Internet in ogni luogo, con una batteria carica. Sono affascinato da questo mondo, che farà sempre più parte della nostra vita. È necessario comunicare il nostro patrimonio nazionale principalmente ai giovani per incoraggiarli verso una passione che può diventare un lavoro nell’ambito agroalimentare italiano. Esistono regioni con un’ampia tradizione culinaria che nel tempo si è fatta conoscere, ma che ha ancora da raccontare in Italia e all’estero. Alcuni vicini di casa, hanno saputo valorizzarsi meglio, potremmo avere molta più fiducia in noi stessi, osare e crederci di più. Tantissimi giovani stanno lavorando molto bene sui piatti della tradizione, per metterci mano con consapevolezza e rispettando molto la materia prima e la storia di una ricetta.

Milano è la città in cui oggi vive o fa il pendolare?

Sono tanti anni che vivo a Milano. Amo Roma, la città dove sono cresciuto, nonostante le mille contraddizioni. Ma a Milano, ci sono la mia famiglia e la mia società e gli amici e colleghi più vicini, mi hanno seguito per inseguire un obiettivo com’è, forse, successo a me. È una città attiva, carica di progetti e dove non si perde tempo. Il mondo della ristorazione è un business per chi riesce a renderlo tale. Ci vuole esperienza, studio, talento e tanta professionalità lavorativa non s’improvvisa in nessun campo. Ritengo che qualsiasi attività raggiunga un valido risultato con il fattore C: Cultura, Competenza, Capacità e Conoscenza del settore e dei suoi prodotti. Il talento non basta. Cucinare è un gesto quotidiano per molti; per altri pare sia il solo modo di cavalcare un’opportunità in un preciso periodo storico. Sbagliato. È come pensare di diventare un campione di calcio, solo perché giochi due volte alla settimana al campetto con gli amici. Oltre al talento ci vogliono impegno, disciplina e serietà, non basta seguire una passione. Non si improvvisa in nessun campo, men che meno quando hai la responsabilità di far da mangiare.

Se dovesse raccontare Milano, come la descriverebbe?

Milano è un crocevia, i romani la chiamavano mediolanum (in mezzo alla pianura), ha un vantaggio geografico: è vicina a tutti e tutti sono vicini a Milano. Milano è una città non per tutti, chiede tantissimo regalando il massimo, vuole essere scoperta, corteggiata e ha un immenso senso d’accoglienza e premia chi si impegna. Una città dalle mille anime, come le mille etnie che la compongono. Trova la sua forza nel cambiamento, nel progresso e nell’integrazione.
È una città che stimola tantissimo nelle idee e nella voglia di fare, di innovare, di portare cose nuove.

Tre luoghi del cuore.

Qualche anno fa, mia moglie mi portò a passeggiare di notte per le strade del centro, rimasi affascinato dai racconti sui giardini segreti, celati dietro agli immensi Portoni. Milano è una città che non si lascia scoprire da occhi superficiali, nasconde all’interno dei suoi palazzi giardini e chiostri che sono fermi e intatti come un tempo. La poetica bramantesca di questi luoghi riporta nella mente dell’osservatore gli antichi fasti, i suntuosi balletti e le voci festose dei tempi andati. La storia della città è incastonata in ogni angolo della città, il “palo ferito” dalla “II Guerra Mondiale” o la palla di cannone nella “casa del diavolo”. Quella sera, mentre passeggiammo, l’arrivo a Piazza dei Mercanti, ha colmato le emozioni di ascoltare una storia antica e di parlarci attraverso i muri. Nel periodo medievale la piazza era usata per raduni pubblici, mercati e tribunali è stato il centro politico della città fino al 1700 fino a quando un restauro urbano non ha modificato la sua forma originaria. Oggi ospita mostre, installazioni e concerti musicali grazie alla conformazione del colonnato l’acustica in questo luogo è unica: due persone, disposte su colonne opposte, possono colloquiare, parlandosi di spalle e con il viso rivolto al muro, ascoltando le proprie voci in maniera chiara e nitida. Un tempo, per i mercanti sotto i portici, era usato come sistema privato di divulgare informazioni private e confidenziali.
Amo molto Milano all’alba, alle prime luci del mattino. Mi capita spesso di andare al mercato del pesce alle quattro del mattino per andare a fare l’asta. C’è una Milano silenziosa, che si sta svegliando alle prime luci… è una Milano bella, molto bella. Che trovo romantica.
E poi, nel mio cuore, c’è la zona in cui è collocata la mia società, con i suoi alti platani che guardo mentre lavoro.

Facciamo un gioco che lei dovrebbe conoscere bene… Tiro fuori un taccuino e diamo qualche voto? Immaginiamo per un attimo che Milano sia un grande ristorante: che voto darebbe da 0 a 10 per

– Location?
– Servizio?
– Menù?
– Conto?

Location 10: Bella! Ha tutto, manca solo l’orizzonte

Servizio 10: Milano è organizzazione, puntualità e efficienza. L’unica città in cui comodamente dal cellulare puoi ordinare la spesa a casa, un delivery e prenotare una macchina con il car sharing. A Milano non si hanno scuse per arrivare in ritardo!

Menu 10: Di cosa hai voglia? Una gita turistica sulla storia millenaria di Milano? Un viaggio nell’arte? Un aperitivo nei locali più trendy? Una cena etnica? E per finire un concerto live? Ogni giorno il tuo itinerario a Milano sarà diverso.

Conto 10: L’offerta è molto alta, così come il prezzo che si paga per vivere nella capitale meneghina. Milano premia e tuttavia, richiede parecchio!


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