Galleria Campari presenta la nuova project room Magazzini Novecento dell’artista Emi Ligabue, che arricchisce il percorso espositivo della mostra BOLD! Declinazioni tipografiche Campari: Munari, Depero e oltre.
Aperta al pubblico da mercoledì 26 marzo a lunedì 30 giugno 2025, la project room offre una lettura contemporanea del rapporto tra arte, tipografia e comunicazione visiva descritto nella mostra BOLD!, che celebra l’eredità grafica di Campari attraverso oltre 160 opere dall’Archivio Galleria Campari.
L’installazione Magazzini Novecento trasforma la project room di Galleria Campari in un universo in cui oggetti quotidiani come uova, pesci e vino si mescolano a suppellettili indispensabili, realizzando un piccolo interno apparecchiato. In un gioco di finzioni che accosta i rituali del quotidiano alla ricerca formale del Novecento, Emi Ligabue attiva un processo di osservazione, copia e assemblaggio per richiamare alla mente del visitatore i biscotti di Giorgio De Chirico, le michette di Piero Manzoni e le scodelle di Felice Casorati.
L’allestimento privilegia il linguaggio espressivo del collage, in un omaggio diretto al Cubismo che affida a brandelli di materiali e giornali la simulazione del rumore quotidiano. Bicchieri e bottiglie, ricorrenti nei dipinti del Novecento quando i bar erano il fulcro della socialità, vengono riuniti dall’artista per sottolineare il legame tra il consumo e la sua traduzione pittorica.
Filo rosso del progetto espositivo è il nero della fotocopia, elemento distintivo della ricerca di Emi Ligabue che trasforma frammenti di pittura in veri e propri oggetti di design, innescando un dialogo personale tra il proprio intimo e le esperienze che popolano il mondo esterno.
Emi Ligabue si definisce un’artista Enfantista, riferendosi al movimento presentato nel 1983 sulla rivista Flash Art da Francesca Alinovi che esaltava un’arte disciplinata, ironica e ludica, in contrasto con pratiche artistiche più disordinate. La sua ricerca esordisce negli anni Ottanta, traendo ispirazione dalla collaborazione con lo Studio Alchimi e dall’esperienza come performer per poi focalizzarsi sulle immagini e sui manufatti del patrimonio visivo collettivo.
Il progetto di Emi Ligabue è il secondo capitolo espositivo presentato nella project room di Galleria Campari in occasione di BOLD!, che ha visto la presentazione dei lavori di Pino Tovaglia e Lucia Pescador in occasione dell’apertura della mostra il 14 novembre 2024.

BOLD! Declinazioni tipografiche Campari: Munari, Depero e oltre
La project room di Emi Ligabue si inserisce nell’ambito della mostra BOLD! Declinazioni tipografiche Campari: Munari, Depero e oltre, aperta al pubblico fino lunedì 30 giugno 2025negli spazi museali di Sesto San Giovanni. A cura di Marta Sironi, la mostra svela l’ampio repertorio di lettering disegnati e opere tipografiche conservati nell’Archivio Galleria Campari in un’inedita rilettura dedicata alla parola e al suo rapporto con l’immagine. A partire dalla valenza grafica e comunicativa del nome Campari si spazia fino alla trasformazione della parola in figura, arrivando all’architettura tipografica.
Il percorso espositivo riunisce una selezione di lavori realizzati da artisti che attraversano la storia del Novecento, tra i quali figurano Bruno Munari, Fortunato Depero, Marcello Nizzoli, Erberto Carboni, George Guillermaz, Sergio Tofano (detto Sto), Primo Sinopico, Giorgio Dabovich e Nicolay Diulgheroff.
Punto di partenza del progetto espositivo è la celebre campagna pubblicitaria firmata da Bruno Munari che Campari lancia nel novembre del 1964, in occasione dell’inaugurazione della prima linea della metropolitana milanese. L’artista propone una soluzione immaginifica che vede il nome della marca scomposto e ricomposto in un gioco di combinazioni possibili, unendo l’eredità futurista con il gusto pop degli anni Sessanta su un iconico sfondo rosso. Nasce così Declinazione grafica del nome Campari, sul cui motivo l’artista tornerà vent’anni dopo realizzandone diverse varianti come Limiti di leggibilità di un logotipo (1985) e Movimenti dinamici di un logotipo (1985).
In omaggio ai sessant’anni di Declinazione grafica del nome Campari, l’esposizione presenta un’ampia disamina delle innumerevoli interpretazioni conservate nell’Archivio Galleria Campari che hanno portato alla declinazione del marchio su decine di supporti, dalle vetture alle imbarcazioni, dai tetti ai muri, dai cristalli delle vetrine agli ombrelloni, fino ai giornali e alle riviste.
Non manca un focus dedicato al lavoro di Bruno Munari nei campi dell’editoria e dell’interpretazione grafica, che spazia dalle illustrazioni degli anni Trenta come L’anguria lirica (1934) con testo di Tullio d’Albissola e le copertine di volumi come Le macchine inutili di Bruno Munari (1942).
Il percorso di mostra prosegue con un approfondimento dedicato alle campagne pubblicitarie degli anni Venti, che Davide Campari affida ai maggiori disegnatori del periodo con l’obiettivo di distinguere le inserzioni di Campari all’interno di pagine fitte di annunci.
Se Erberto Carboni porta il fotomontaggio al centro degli annunci del marchio, Sergio Tofano (in arte Sto) e Angelo Migneco tingono il lettering calligrafico di un tocco umoristico. Se George Guillermaz cala le campagne Campari in contesti sportivi, Giorgio Muggiani fornisce loro un carattere di mondanità ed eleganza, mentre Primo Sinòpico le popola di figure evanescenti che combinano il giallo Cordial con il rosso Bitter. Alle nature morte moderne di Marcello Nizzoli seguono le proposte per trasformare il lettering in architettura del triestino Giorgio Dabovich e le sperimentazioni di aeropittura del bulgaro Nicolay Diulgheroff.
Un ruolo da protagonista è affidato al lavoro di Fortunato Depero, che collabora con Campari dal 1926 al 1936. Le sue opere sfidano i confini tra arte e pubblicità, come nel caso di Palestra tipografica del 1931 dove il bicchiere, la bottiglia e le iniziali di Davide Campari si animano in una nuova scrittura piena di movimento e sonorità. Completano l’affondo il libro-oggetto Depero futurista, primo esempio di libro di auto-reclame con sperimentazioni tipografiche e le due copertine de La Domenica del Corriere del 1937 che invitano il pubblico a ritagliare e ricomporre le scritte Campari Soda e Cordial Campari.
In occasione della mostra, Galleria Campari ha realizzato una serie di interventi di restauro conservativo, riportando alla luce parte del proprio patrimonio archivistico mai esposto prima d’ora. Tra le opere restaurate, spiccano il manifesto Bitter Campari degli anni Quaranta, un’imponente litografia blu e gialla in tre pannelli di dimensioni complessive 96 x 387 cm che è stata accuratamente pulita e rinforzata, e il manifesto degli anni Venti Il vero Americano esige il Campari di Emilio Greco. Oltre 150 bozzetti sono stati puliti e collocati su materiali conservativi per garantirne una migliore esposizione, molti dei quali mai esposti in precedenza.
L’opera Codice Tondo n.4 di Pino Tovaglia, caratterizzata dall’originale sovrapposizione di lettere che compongono parole diverse, è stata posta ad un intervento di restauro mirato alla restituzione delle lettere danneggiate.
L’allestimento della mostra è stato ideato e realizzato da Studio FM Milano e Corrado Anselmi Architetto.
La realizzazione dell’esposizione è stata resa possibile grazie al contributo di Archivio Pino Tovaglia, Milano; Bottega Ghianda, Valmadrera (LC); Centro Apice, Università degli Studi di Milano; Collezione Bortone Bertagnolli; Corraini Edizioni, Mantova; Lucia Pescador e APALAZZOGALLERY, Brescia; Monica Fumagalli Iliprandi, Milano.



