Mobike Milano – la prova

Abbiamo già detto tanto, ma non tutto su Mobike Milano. Oggi, con un bel freschino, abbiamo provato questo servizio di mobilità cittadina di cui tanto si è parlato.

Partiamo dall’inizio: facile da usare. App installata, configurata e via. Le bici sono disponibili in tanti punti della città: noi siamo arrivati con la metro a San Babila e abbiamo trovato quella più vicina a pochi passi dall’uscita. La procedura è veloce e decisamente facile.

Meno facile, per chi vi scrive, salire su una bicicletta dopo tanti anni. Abituato a dover muovere il polso per dare gas ed andare, il concetto di muovere le gambe per spostarsi è stato all’inizio…come dire, disorientante. Ma dopo pochi metri, è stato subito trovato il ritmo giusto (ritmo da scampagnata, sia chiaro) e con questa strana sensazione ho percorso corso Europa.

Da ciclista urbano modello, me ne stavo tutto sulla destra, guardando per bene davanti a me e mi sono accorto subito di un aspetto davvero interessante per quel che mi riguarda: a differenza di quando giravo con lo scooter, le fermate qui sono più immediate. E sapete cosa vuol dire? Che posso fotografare con più facilità tutto quello che vedo e che mi piace. Ed infatti ho impiegato quasi 20 minuti per arrivare da piazza San Babila a piazza Missori: certo già non sono un fulmine io ma le soste fotografiche sono state davvero tante.

Ho quindi proseguito il mio giro: mi ero dato come obiettivo piazza Gambara. Pedala, pedala, pedala ( e fotografa, fotografa, fotografa) ci sono arrivato. Scelto il posto migliore per lasciare la bici ho chiuso il mio giro contento di questa nuova esperienza e con 73 nuove foto in archivio.

Quali sono le mie conclusioni quindi? Un servizio comodo e pratico, utile per chi si deve spostare in città. Andare in bicicletta necessita di molto attenzione e prudenza: gli ostacoli sono tanti (pedoni, moto ed auto) ma allo stesso tempo è necessario comportarsi nel modo corretto anche quando si pedala. E, per quanto riguarda i servizi di bike sharing come Mobike, è necessario avere il cervello acceso sempre, anche quando si lascia la bicicletta per il prossimo utilizzatore.